Appunti ignaziani – desolazione spirituale

Alcune regole per il “discernimento degli spiriti” dagli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola


319 – DATO CHE NELLA DESOLAZIONE NON DOBBIAMO MAI MUTARE I NOSTRI PROPOSITI E’ MOLTO UTILE MUTARE CORAGGIOSAMENTE SE’ STESSI, CIOE’ IL NOSTRO MODO DI AGIRE, E DIRIGERLO INTERAMENTE CONTRO L’ATTACCO DELLA DESOLAZIONE, COME PER ESEMPIO, DANDO PIU’ TEMPO ALLA PREGHIERA, MEDITANDO CON PIU’ ATTENZIONE, ESAMINANDO CON PIU’ SERIETA’ LA PROPRIA COSCIENZA, DANDOCI A QUALCHE PARATICA CONVENIENTE DI PENITENZA.

In tempo di desolazione non si devono mai mutare i propositi, perché in quel momento è il demonio che ci influenza e siamo sicuri, se seguiamo la spinta dello spirito cattivo, di fare ciò che lui desidera. In una desolazione invece, in un cattivo desiderio, è sempre il demonio che ne fa delle sue. Non bisogna mutare i propositi, le proprie intenzioni di vita, ma, come vedremo adesso, mutare noi stessi.

Non solo non bisogna cambiare i propositi nel momento della desolazione, ma neppure rimanere passivi. La regola d’oro della vita interiore è il contrattacco. Sant’Ignazio in questa regola, indica quattro specie molto facili di contrattacco:

  1. La preghiera – Per gli altri, per il perdono, per ringraziare, per se stessi ma, appunto, per riottenere la grazia sensibile, propria dello stato di consolazione e per allontanare da sé l’insidia del maligno, cui si è incappati.
  2. La meditazione – Ponendosi in atteggiamento di ascolto, in silenzio orante, per percepire la voce del Signore, che ci parla attraverso la nostra coscienza.
  3. L’esame di coscienza – Per accertare se veramente abbiamo peccato. Spesso il demonio ci fa credere di aver peccato mentre, non solo non abbiamo acconsentito, ma abbiamo guadagnato dei meriti reagendo. Se ci sono stati sbagli, l’esame ci dà fiducia e ci fa ringraziare Dio, ottenendoci il suo perdono con l’atto di contrizione e i fermi propositi.
  4. La penitenza – Nella tentazione moltiplicate gli atti di virtù contraria. Siete tentato di gola? Digiunate! Tentato di collera? Tacete! Siete preso da rancore? Pregate per il vostro nemico! Da sensualità? Fate penitenza in castità, pudore, continenza! Vi sentite pieno d’orgoglio? Umiliatevi! Il demonio teme tutto questo!


“Vegliate e pregate” ha detto e ripetuto Gesù nel vangelo. L’atteggiamento di vigilanza è quello che ci mette in guardia dai continui attacchi del demonio, dalle ripetute tentazioni che ci propina. La vigilanza ci permette di smascherare il demonio ed evitare l’inganno. Il motto di Sant’Alfonso era: chi prega si salva, chi non prega si danna. Vediamo nel Vangelo come Gesù ne ha avuto cura e cura di insegnarla ai suoi, ma soprattutto di inculcare la fede nell’efficacia della preghiera: Chiedete e riceverete, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete. E lo ha detto in diversi modi: A chi chiede sarà dato, a chi bussa sarà aperto, chi cerca trova. (Mt 7; Lc 11; Mc 11; Gv 14) Ma naturalmente non devono stupirsi gli infedeli o incalliti peccatori se Dio rimane sordo alle loro preghiere, prima di ottenere qualcosa dovrebbero proprio chiedere di ritornare in grazia di Dio. Tant’é vero che più si prega con costanza, più certezza si ha di essere esauditi, infatti si è più vicini all’Altissimo.

Le tentazioni dell’uomo sono piuttosto facili da analizzarsi, perché rientrano sempre in una di queste tre categorie: o riguardano la carne (lussuria e gola), oppure la mente (orgoglio e invidia), oppure l’amore idolatra delle cose(cupidigia). Sebbene per tutta la vita l’uomo sia bersaglio di queste tre specie di tentazioni, esse variano d’intensità a seconda degli anni. Nella giovinezza, difatti, l’uomo è spesso tentato nel senso dell’impurità ed incline ai peccati della carne; nell’età media, la carne si fa meno urgente, e cominciano a predominare le tentazioni della mente, come l’orgoglio e la brama del potere; nell’autunno della vita, è probabile che si affermino le tentazioni nel senso dell’avarizia. (Fulton J. Sheen)

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