Alcune regole per il “discernimento degli spiriti” dagli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola
San Paolo, nell’ultimo capitolo della lettera agli Efesini, scriveva: Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo: perché non dobbiamo combattere contro forze puramente umane, ma contro i principati e le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro gli spiriti del male sparsi nell’aria. Rivestitevi dunque dell’armatura di Dio per poter resistere nel giorno maligno.
Il demonio fa di tutto perché non si creda e non si pensi a lui. Diceva Giovanni Paolo II: la più grande vittoria del Maligno nel 2000 è far credere che non esiste. Solo così può agire indisturbato. Non c’è da stupirsi se perfino sacerdoti relegano il demonio a icona con valore puramente metaforico e figurativo. E tuttavia, dal primo all’ultimo capitolo della Bibbia, si parla di angeli buoni e di angeli cattivi. Sotto diversi nomi, il demonio, viene menzionato centinaia di volte. Non è però sufficiente credere che ci siano angeli e demoni; dobbiamo farcene una ragione. Un proverbio spagnolo dice: Quando qualcuno bussa alla porta, non bisogna limitarsi a sentir bussare, ma sapere anche chi bussa. Innanzitutto distinguere bene ciò:
- che viene da Dio, diciamo dallo Spirito Buono; sia che Dio agisca direttamente, sia tramite un angelo, un predicatore, un esempio, ecc.
- vi è poi ciò che viene dal demonio, diciamo dallo spirito cattivo; sia che il demonio agisca direttamente, sia tramite i suoi complici, cattivi consigli o esempi, ecc.
- infine, vi sono gli atti procedenti dalla nostra intelligenza e dalla nostra volontà; i soli di cui siamo responsabili.

Quanti giovani si turbano perché hanno cattivi pensieri! Il fatto d’avere cattivi pensieri non è un peccato. È il diavolo che fa del cinema, una specie di film che proietta sulle nostre facoltà sensibili: immaginazione, memoria, ecc. Non siete voi ad essere sconci, bensì il demonio. Se acconsentite e vi compiacete in questi turpi diletti, allora sì che peccate, poiché il consenso viene da voi. Voi ne siete responsabili. Se, al contrario, pregate e fate in modo di cacciare queste tentazioni, non solo non avrete peccato, ma avrete guadagnato meriti. Questo viene da voi; il cinema viene dal demonio.
313 – REGOLE PER SENTIRE E CONOSCERE IN QUALCHE MODO [si dovrà dunque fare attenzione alle sfumature], I VARI MOVIMENTI CHE SI PRODUCONO NEL’ANIMA [ad esempio: desiderio di partire in missione, cambiare le mie decisioni, ecc. Attenzione prima di agire! Si tratta di Dio o del demonio?]: SIA A CAUSA DELLO SPIRITO BUONO E ALLORA PER ACCETTARLI [se si è certi che vengono da Dio, non bisognerà esitare. La difficoltà sarà nell’essere ben sicuri che vengono da Dio], SIA A CAUSA DI QUELLO CATTIVO E ALLORA PER RESPINGERLI.

San Bernardo ha scritto: Nemo repente fit pessimus (“Nessuno diventa troppo cattivo da un momento all’altro”). Si sente parlare, qualche volta di sacerdoti e di cristiani esemplari, che cadono. Sappiate che non è successo di colpo. Da lungo tempo, giocavano con il demonio.
Sant’Agostino in una sua celebre frase riassume il gioco del demonio: può abbaiare, ma non può mordere, a meno che uno non voglia farsi mordere. È, quindi, un cane legato, sottomesso alla volontà del Signore, che ha già assicurato la sua vittoria finale sul regno delle tenebre, e che consente la tentazione per i motivi oramai risaputi. A San Pio da Pietrelcina il diavolo gli appariva sotto diverse forme, una volta sentendo in continuazione dei passi su e giù per l’andito delle celle, pensò a un confratello insonne e volle uscire per fargli compagnia. Ecco che come apre la porta gli si presenta dinanzi un cane rabbioso, che dopo una colluttazione viene defenestrato. Pensiamo anche al lupo di Gubbio ammansito da San Francesco. Se noi incontrassimo un cane inferocito in un bosco? È perfettamente in grado di percepire il nostro stato d’animo e noi il suo, anche lui ha una mimica espressiva. Affrontatelo senza timore, con la più grande calma. Allora, indispettito nel constatare che non avete paura, il cane abbassa la testa, poi il tono… e fila via con la coda tra le gambe. Non cedere, neanche un po’, ma fare diametralmente l’opposto di quanto il demonio suggerisce. Pregate, moltiplicate gli atti della virtù contraria.
Un altro esempio molto importante, ci è dato da San Vincenzo de’ Paoli. C’era a Parigi un giovane professore di filosofia che stava perdendo la fede. San Vincenzo chiese a Dio di liberarlo dalle tentazioni e di inviarle a lui stesso. Fu esaudito ed ebbe le più terribili tentazioni e il peso di grandi dubbi, contro la fede. Mentre pregava, predicava, celebrava, si occupava dei poveri, tutte le imposture del demonio gli venivano continuamente alla mente. Che fare? Doveva forse cerare sui libri di teologia tutte le prove per controllare se le avesse ben studiate? Sarebbe divenuto pazzo, perché il demonio è terribile. Esercitò, quindi, inconsapevolmente la dodicesima regola di sant’Ignazio: scrisse un atto di fede con ardenti parole, chiedendo a Dio di morire martire per la fede. Firmò il foglio, se lo appuntò sul cuore, e fece questo proposito: ogni volta che metteva la mano sul cuore voleva dire di rinnovare a Dio l’offerta di morire martire per la fede. Quando era tentato portava la mano sul cuore e alla lunga fu liberato da questo fardello.
Non si gioca con il demonio. Intendendo con ciò il fatto di accarezzare un pensiero che si sa non essere buono e perciò del demonio, contando sulla ferma volontà, nella quale ci si trova, di non acconsentire; con questa convinzione ci si permette di girarlo e rigirarlo, di vedere ciò che v’è di buono o di gradevole, ben decisi a non acconsentire. Guai a colui che accetta il dialogo col demonio molto più astuto di noi.



