A cura di Don Antonio Mancuso
Lit. Martedì – XXVII TO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,38-42
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
Parola del Signore
Non si tratta di scegliere se essere come Marta o come Maria… si tratta di capire che c’è un po’ di Marta e un po’ di Maria in ciascuno di noi e che se è vero che a volte convivono pacificamente… è anche vero che spesso diamo più spazio alla Marta e ci facciamo prendere dalle molte cose da fare.
Perché? perché c’è una grande tentazione che si nasconde dentro Marta (e anche dentro di noi) pensare che sia più utile il fare rispetto al pregare.
È la tentazione della presunzione… del sentirsi superiori perché quando si fa qualcosa se ne vedono concretamente e subito i risultati.
I frutti della preghiera, invece, non sempre si vedono subito… e non sempre si vedono… ma è proprio questo l’aspetto di fede che emerge dalla preghiera: sapere… avere la certezza e l’importanza della sua utilità pur non vedendone i frutti subito.
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