Vivi e lascia vivere

La storia plurisecolare di Palermo è segnata dalla varietà di culture che hanno attraversato e convissuto nella città. Le comunità straniere non sono certo un fatto dato dalla recente immigrazione. A ogni popolo, tra le libertà fondamentali, non è stata negata quella di culto.

Convivenza e integrazione

Alle due moschee più importanti si sono aggiunti altri locali adibiti al culto. I primi luoghi concessi alla preghiera dei musulmani sono stati in centro storico: una traversa di Via Maqueda e poi in Via Sant’Agostino a El Capo. In seguito sono sorti altri cinque centri culturali in zona stazione, un paio allestiti per la preghiera comune.

Pluralità di riti

Gli ortodossi sono numericamente il gruppo minoritario rispetto agli altri, tuttavia con degni luoghi di culto dotati di arredi e corredi sacri propri della liturgia orientale, apprezzabili già di primo achitto nell’iconografia e struttura dell’aula. Per gli ortodossi sono due le principali chiese di riferimento: la parrocchia rumena alle Mura di San Vito e la chiesa del patriarcato russo in zona Cala (dietro il Conservatorio). Il rito greco invece è regolarmente celebrato a S. Maria dell’Ammiraglio in piazza Bellini.

FOCUS

Non c’è alcun problema intrinseco nel fatto che la Chiesa nel suo insieme, o la Chiesa occidentale in particolare, abbia molteplici forme liturgiche. Questa è stata la norma lungo tutta la storia, e come ha insegnato il Concilio Vaticano II: La Chiesa, quando non è in questione la fede o il bene generale, non intende imporre, neppure nella liturgia, una rigida uniformità (Sacrosanctum Concilium, n. 37)

Ecumene e crocevia

Dell’universo protestante la più antica presenza a Palermo è quella degli inglesi con la loro chiesa anglicana in Via Roma. Più avanti, proprio dietro il Politeama, sorge il tempio valdese che raccoglie anche battisti e metodisti. Numerosi sono poi i centri di riunione delle varie comunità evangeliche riformate che, nel Comune di Palermo, contano una ventina di luoghi stabili. L’ufficio diocesano per l’ecumenismo cura le relazioni e organizza eventi di incontro.

Gli ultimi emarginati

A partire da luglio 2021 – per effetto immediato del motu proprio Traditionis Custodes – a Palermo è venuta a mancare la tradizionale Messa tridentina. Era celebrata solo di domenica, da sacerdoti diversi che turnavano. Da cinque anni non ha più diritto di cittadinanza in Palermo chi prega more antiquo, è come una pecora nera nel gregge di Cristo. Da una domenica all’altra si trovarono improvvisamente ad essere dei fuorilegge: un motu proprio ne aboliva un altro, contraddicendo il magistero del precedente Pontefice ancora vivo. Da allora si ritrovano a pregare come i cristiani delle catacombe: senza più Nerone, Traiano, Valeriano, bensì Andrea Grillo, Vittorio Viola, Arthur Roche al posto loro. Questi poveri cristiani, che vorrebbero solo pregare e adorare il Signore come sempre stato, hanno riposto la loro speranza nel regnante Pontefice, perché si riallinei al percorso svolto da Giovanni Paolo II con la commissione Ecclesia Dei fino al Summorum Pontificum di Benedetto XVI

FOCUS

Rispetto a certi scrupoli bisogna ricordare che nel 1986, una commissione di nove cardinali voluta da Giovanni Paolo II, concluse che il Messale del 1962 non era mai stato soppresso né da Paolo VI né dal Concilio. La stessa Costituzione Apostolica Missale Romanum (del 1969), che promulgò il nuovo Messale, non conteneva una formula giuridica di abrogazione esplicita del testo precedente. Così come non si può neanche immaginare un Concilio che, a un certo momento di storia della Chiesa, cancelli tutto ciò che è venuto prima.

Il sacro Concilio, obbedendo fedelmente alla tradizione, dichiara che la santa madre Chiesa considera come uguali in diritto e in dignità tutti i riti legittimamente riconosciuti; vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati; desidera infine che, ove sia necessario, siano riveduti integralmente con prudenza nello spirito della sana tradizione e venga loro dato nuovo vigore, come richiedono le circostanze e le necessità del nostro tempo.

Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 4

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