
Prodotti di ottima qualitร , anche il caffรจ รจ ottimo. I prezzi sono sopra la media. Comunque, da provare se si passa da San Cipirello.

Prodotti di ottima qualitร , anche il caffรจ รจ ottimo. I prezzi sono sopra la media. Comunque, da provare se si passa da San Cipirello.
Credo fermamente nella autonomia e indipendenza della magistratura perchรฉ principio irrinunciabile contro il pericolo di arbitrio e di derive autoritarie. Ho un profondo rispetto per la magistratura ed รจ proprio per questo che ritengo giusta la riforma, senza preconcetti di
appartenenza ideologica o politica, non avendo tessera di partito e nel tempo trovandomi a votare per partiti politici diversi. Credo fermamente nella Costituzione che ritengo venga attuata e non violata dalla riforma, nei suoi dettati.
Tra questi รจ bene subito ricordare l’art. 27 co. 2 secondo cui “l’imputato non รจ considerato colpevole sino alla condanna definitiva” e l’art. 97 in base al quale la Pubblica
amministrazione, e quindi anche la giustizia, che รจ un servizio dello Stato, deve essere efficiente e imparziale, nonchรฉ l’art. 111, secondo cui il processo si svolge davanti ad un giudice terzo e imparziale in condizioni di paritร tra le parti. Ma la riforma della separazione delle carriere come incide su questi principi di presunzione di non colpevolezza ed
efficienza del servizio giustizia, sotto il profilo del risultato e della correlativa responsabilitร in ragione dell’uso di enormi poteri, nonchรจ sulla giustizia nel processo? ร punitiva dei magistrati, come dice qualcuno, anche perchรฉ a favore vota la figlia di Berlusconi, come sostiene convinto qualcun’altro? Forse ritenere questo in realtร , rivela ancora pregiudizi duri a morire, e che non credo meritino commenti e seri approfondimenti.
Bene sul punto ha detto Il simbolo di Mani pulite, Antonio Di Pietro, che pubblico ministero al tempo della stagione giudiziaria di mani pulite, portรฒ agli arresti centinaia di persone, alcune delle quali purtroppo si suicidarono, per la vergogna e contribuendo alla nascita di una seconda fase delle Repubblica Italiana, con grande convinzione e determinazione,
ma anche onestร intellettuale, e che oggi รจ uno dei promotori a favore della riforma. Egli rivolgendosi ad un famoso giornalista che, al contrario รจ uno dei promotori del no,
afferma ” Caro Travaglio, separiamo le carriere chรฉ il Cav non cโรจ piรนยป”. “Perchรฉ il testo dellโattuale riforma costituzionale costituisce la naturale e logica conseguenza di
quella con cui nel 1989 venne modificato il processo penale da inquisitorio, in cui il giudice istruttore faceva le indagini e poi decideva egli stesso se le sue indagini erano state fatte bene o meno, ad accusatorio, in cui le indagini vengono ora svolte dal pubblico ministero, e poi un giudice โterzoโ decide sulla bontร delle stesse.
Conseguentemente, a me pare logico che le due distinte funzioni siano affidate a soggetti non facenti parte della stessa squadra e che non siano piรน interscambiabili fra loro.”
La separazione delle carriere dunque come logico corollario ed epilogo del giusto processo consacrato nell’art. 111 della costituzione dove il giudice รจ terzo rispetto da una parte al
pubblico ministero che sostiene l’accusa e dall’altra al difensore che tutela i diritti dell’imputato, e tutte le parti stanno in posizione di paritร ed equidistanza dal giudice, per
scongiurare, una giustizia poco rispettosa della dignitร che puรฒ portare a rischi di integralismo giudiziario anche in buona fede, ma che porta a danni gravissimi, quando si decidono le vite delle persone, e quindi ad una giustizia che diventa oppressiva e non efficiente.
Sintomatica la esperienza del giudice Padalino, intervistato dal giornale il Dubbio, organo di informazione del Consiglio Nazionale Forense, massima istituzione dell’Avvocatura. Il
dott. Padalino Giudice, ex Gip, e noto pubblico ministero a Torino, dove ha condotto importanti chieste contro la ndrangheta, il terrorismo islamico, รจ finito a sua volta sotto
inchiesta per corruzione in atti giudiziari e poi definitivamente assolto dopo anni.
Quando perรฒ la sua vita e non solo era giร stata stravolta. Qui le sue parole
“Mi scuso per aver ignorato le vittime innocenti della malagiustizia: indagati e imputati, persone comuni e celebri, colpiti dal maglio di una giustizia di parte, autoreferenziale e
proiettata verso un delirio di onnipotenza, in grado di distruggere vite e professionalitร , calpestando esseri umani, rappresentati come colpevoli e messi alla berlina su giornali e
media compiacenti.
“Quando sono entrato in magistratura โ racconta Padalino โ fin dallโinizio mi รจ capitato in diverse occasioni di sentire persone lamentarsi di essere vittime di ingiustizie, di processi fatti male, di persecuzioni. I ritmi molto impegnativi del lavoro mi hanno spinto a ignorare queste lamentele o a minimizzarleโ. โOvviamente ero consapevole dellโesistenza di errori giudiziari. Penso al caso Tortora, su tutti. Ma ero convinto che questi errori rientrassero allโinterno di un sistema che aveva una sua fisiologia, e che quindi gli errori non fossero il segno di una patologia, ma piuttosto la dimostrazione della capacitร del sistema giudiziario di correggere eventuali abbagliโ, prosegue Padalino. โPer questo quando sentivo le persone lamentarsi di essere vittime di malagiustizia giravo la testa dallโaltra parte.
Non capivo che in realtร dietro determinati errori giudiziari si cela lโutilizzo di meccanismi processuali in malafede. Questo purtroppo lโho capito soltanto in seguitoโ. Lโex pm spiega che i magistrati โhanno a disposizione strumenti potentissimi, il problema รจ che se lโuso di questi strumenti viene piegato a unโideologia, a unโinimicizia o a unโaffermazione del proprio
potere, a quel punto possono prodursi errori devastanti, che non sempre รจ possibile correggereโ. Domanda: Lei in avvio ha parlato persino di โdelirio di onnipotenzaโ della magistratura. Lo ha percepito tra i suoi colleghi? โAssolutamente sรฌ, e purtroppo ce lo conferma la cronaca giudiziaria. La libertร รจ il bene piรน prezioso che un essere umano ha. Purtroppo vediamo che spesso la libertร personale viene privata ai cittadini sulla base di un uso distorto degli strumenti dโindagine.
Il problema di fondo รจ che se in questo lavoro il dubbio non ti accompagna, ma prevalgono le certezze, a quel punto il tuo lavoro diventa veramente pericolosoโ. “Questa vicenda ha devastato la mia vita sotto ogni aspettoโ, ribadisce Padalino. โImprovvisamente cambia tutto, perchรฉ tutto il mondo in cui ti trovi inserito viene cancellatoโ, racconta il magistrato. โMolte persone spariscono perchรฉ ovviamente non hanno nessun interesse a farsi vedere con un incolpato, un appestato. La situazione familiare diventa drammatica perchรฉ non si ha piรน la normale serenitร di vita che spetterebbe a ciascuno di noi nellโambito dei rapporti personali. Mi sono separato da mia moglie, i miei figli si sono addirittura ritrovati a discutere con alcuni compagni di scuola per le accuse che mi venivano rivolte. Avrei voluto difendere anche loro da quel tipo di problema, ma non ho potuto fare niente. Per non parlare dei
miei due genitori molto anziani, che purtroppo sono venuti a mancare prima che tutto questo calvario finisseโ.
La vita si trasforma in unโattesa di qualcosa che non arriva mai, anche a causa dei tempi lunghissimi dei processi, e in questโattesa la persona si consumaโ, riflette Padalino. โLa bomba al cobalto di cui parlava Enzo Tortora รจ esplosa anche dentro di me: mi sono ritrovato un carcinoma malignoโ. Peccato, perรฒ, osserva la giornalista che per tutti questi danni prodotti da accuse poi rivelatesi infondate nessuno pagherร . โQuella del magistrato รจ
lโunico esempio di professione in cui non cโรจ responsabilitร โ, afferma in modo netto Padalino. โNessuno sostiene che un errore giudiziario sia sempre frutto di una grave negligenza da parte del magistrato. Ma quando lโerrore รจ causato dal mancato rispetto di precise regole, quanto meno la persona che sbaglia deve essere riconosciuta responsabile dellโerrore. Se tu, magistrato, sei capace di fare il tuo lavoro mediamente bene allora svolgi la funzione, se non sei capace devi fare qualcosโaltro,” conclude il magistrato.
La testimonianza di un magistrato credo sia particolarmente pregnante, ma centinaia di migliaia di imputati assolti, non hanno voce e visibilitร nell’ opinione pubblica, centinaia di
migliaia risarciti, come dimostrano le assoluzioni , che solo nel 2025 sono state oltre del 59% , molti dei quali arrestati preventivamente, intercettati, sottoposti a perquisizioni
domiciliari, finiti sui giornali per i lettori benpensanti , che hanno potuto additare, giudicare, dispensare moralismo, salvo poi a ignorare l’assoluzione, avvenuta quando i riflettori si
pengono e nulla succede piรน, e nessuno risponderร mai. La separazione delle carriere allora incide sul giusto processo e sulla efficienza della giustizia, limitando la asimmetria tra la
fase preliminare al processo, con le carcerazioni preventive senza processo con le inevitabili sofferenze e le facili colpevolizzazioni, e quella del processo vero e proprio spesso dimenticato, e dove invece si celebra la civiltร di un popolo, come affermato da Carnelutti.
Qualcuno sostiene perรฒ che la riforma รจ solo punitiva e non incide sulla attivitร giudiziaria e sulla sua efficienza. Si sostiene, contro il principio costituzionale di paritร delle parti, che il pm, a differenza dell’avvocato, difende pubblici interessi e che fa anche il bene dell’imputato cercando prove a suo favore, mentre l’avvocato รจ solo di parte, e perciรฒ il pm
merita piรน fiducia, ed in effetti nel processo inquisitorio, tipico del periodo fascista, che era prima del giusto processo, il pm era posto in aula, anche fisicamente accanto al giudice, mentre oggi le parti nel processo vero e proprio stanno entrambe “du parquet” e solo il Giudice “du siege”, come richiamato dall’ ex Presidente della Corte Costituzionale , Augusto Barbera. Tuttavia, che il pm anche oggi non raccoglie prove a favore dell’indagato, pur essendovi tenuto, perchรฉ quelle le raccoglie il difensore, รจ dimostrato dai dati statistici.
Dice il deputato Costa, promotore della riforma, con il presidente Petrelli, delle Camere Penali, che il problema รจ strutturale. Afferma il deputato Costa” una pioggia di processi โtemerariโ si abbatte ogni anno sulla giustizia italiana. Procedimenti โnati mortiโ, il cui esito assolutorio รจ spesso prevedibile fin dallโinizio, ma che comunque vengono avviati, celebrati e trascinati per anni. La conseguenza di questa bulimia processuale senza fondamento รจ una ยซlunga sospensione della vita per centinaia di migliaia di persone palesemente innocenti, costrette a subire il peso di un processo che, anche quando si conclude con un proscioglimento, ha giร prodotto danni irreversibiliยป. I numeri raccontano una realtร difficilmente contestabile. Negli ultimi due anni, 226.823 processi di primo grado si sono
conclusi con un proscioglimento. Nel solo 2024, il 59,1 percento dei giudizi ordinari di primo grado si รจ chiuso con unโassoluzione; nel 2025 la percentuale resta altissima, oltre il
53 percento. Dati che indicano non semplici fisiologiche sconfitte dellโaccusa, ma lโesistenza di una quota enorme di procedimenti che non avrebbero mai dovuto superare la fase delle indagini preliminari.
Dietro queste cifre si nasconde un problema strutturale: lโassenza di un filtro effettivo. I giudici chiamati a valutare la fondatezza delle richieste delle procure โ gip e gup โ troppo spesso non riescono, o non vogliono, esercitare fino in fondo il loro ruolo di garanzia. ยซIl risultato รจ un appiattimento sistematico sulle tesi dellโaccusa, talvolta favorito dallo strapotere mediatico delle procure e dalla difficoltร , anche culturale, di opporsi a indagini giร ampiamente esposte allโopinione pubblicaยป, sottolinea Costa. E quando lโassoluzione arriva, se possibile viene impugnata, prolungando ulteriormente lโagonia giudiziaria. Il secondo meccanismo รจ piรน silenzioso, ma non meno grave: la scelta burocratica di โscaricareโ sul tribunale la sorte dellโindagato. Invece di assumersi la responsabilitร di archiviare, si rinvia la decisione al giudice del dibattimento. Da qui derivano udienze
preliminari inutili, proroghe di indagini concesse quasi automaticamente, intercettazioni autorizzate senza un vaglio rigoroso, misure cautelari emesse con motivazioni stereotipate.
Quando finalmente giunge lโassoluzione definitiva, il tempo ha giร fatto il suo lavoro. Lโindagine flop รจ un ricordo lontano. Chi lโha promossa spesso non รจ piรน al suo posto: qualcuno รจ stato promosso, qualcun altro trasferito, altri sono andati in
pensione, i riflettori si sono spenti. Per un innocente, subire un processo che dura anni รจ giร una pena. Una pena inflitta senza condanna, senza risarcimento, senza responsabilitร . Eppure, ogni anno, centinaia di migliaia di cittadini finiscono in questo limbo giudiziarioยป, conclude quindi Costa. Ed รจ proprio questo il punto, come sostiene l’avvocato Caiazza,
ex presidente dell’unione camere penali: -“Dobbiamo rimettere al centro del dibattito tra i cittadini il senso della riforma: un giudice piรน forte, piรน autonomo dalle correnti
e dagli uffici di procura”. Nella mia esperienza professionale di avvocato, ricordo un
caso che fece scalpore nelle aule giudiziarie di Palermo, quando il Gip, giudice che funge da organo garante nelle fasi di indagini, chiede all’amico pm, legato da rapporti di colleganza, di fargli un breve riassunto della mole di carte, per alleviare il peso della lettura e dell’approfondimento, e decidere rapidamente. Il caso evidenziรฒ plasticamente la
vicinanza tra giudice e pm, e come tale vicinanza e convergenza di paradigmi culturali ( entrambi stanno nel bene e giusto), potesse in effetti sminuire il ruolo di garanzia
che un giudice veramente terzo autonomo e indipendente deve rivestire nella fase delle indagini,quando l’avvocato ha un ruolo per vari ragioni sopratutto investigative, sicuramente marginale.
In quel caso, e in tanti altri, rileva la comunanza e la colleganza, il fare parte della stessa squadra, come afferma Di Pietro. Ora, una giusta separazione, in cui il giudice รจ arbitro, senza condizionamento di appartenenza e parentale, pone il servizio giustizia in una situazione piรน funzionale alla veritร processuale, perchรฉ senza condizionamento di
appartenenza quando anche solo formali perchรฉ lo Stato di diritto si fonda sulle regole, non sulle buone intenzioni e le garanzie formali non sono un ostacolo alla giustizia sostanziale
ma la sua condizione, come affermato dal filosofo Norberto Bobbio. E certamente non appare equo, e privo di condizionamenti e dubbi dal punto di vista del libero affidamento dell’indagato, rilevare che una parte appartiene allo stesso ordinamento del giudice, con cui condividono nomine, carriere, organi disciplinari, lo stesso concorso, la stessa associazione
professionale, e che si recano insieme a votare per la propria unica istituzione, il CSM.
Sicchรฉ mentre nel processo vero e proprio la presenza dell’avvocato svolge una inconfutabile ruolo di garanzia e protezione dei diritti, questo non avviene nella prima fase delle indagini, dove il ruolo del difensore รจ molto limitato dal segreto istruttorio, a mio avviso anche giustamente, perchรฉ le indagini devono potersi svolgere in segreto, per essere efficaci, e perciรฒ รจ fondamentale il ruolo forte, autorevole e indipendente del giudice, lontano da possibili condizionamenti di appartenenza. Perchรฉ il ruolo di garanzia e di tutela dell’indagato in attuazione della presunzione di non colpevolezza รจ affidata
unicamente ed esclusivamente alla posizione del giudice delle indagini, che non puรฒ correre il pericolo di dare fiducia al collega pm, ma deve svolgere il suo ruolo forte di garanzia e
terzietร anche in questa fase, dove lo si ripete, il difensore si trova a prendere atto di una mole di carte ed indagini in tempo ristretti e con pochi strumenti, e dove le prove sono acquisite unilateralmente dal Pm e senza contradditorio, a differenza quanto invece accade nel processo vero e proprio, dove tutte le prove di firmano in contraddittorio tra le parti, ed il difensore riacquista centralitร e paritร con l’accusa.
Non รจ un caso, infatti, che quando le prove sono raccolte in contradditorio e nel processo vero e proprio, si perviene alle assoluzioni nelle percentuali evidenziate di oltre il 53%,
quando perรฒ il clamore mediatico, e il processo nei giornali, ha giร distrutto la persona indagata, e non solo, con grande detrimento di umanitร e di una giustizia non efficiente ma
oppressiva. Penso ai politici arrestati e poi assolti, con impossibilitร a ricandidarsi, perchรฉ estromessi dal partito o che per scelta personale, anche per evitare misure piรน restrittive fanno un passo indietro, pur ritenendosi in coscienza non colpevoli. O agli imprenditori, che hanno creduto e hanno speso la vita per un progetto, dove hanno investito vita, energia, passione, e che si trovano distrutti, perchรฉ una volta incarcerati, o comunque ristretti, la gestione della impresa per esperienza subisce la perdita di fiducia delle banche, che bloccano i prestiti, e quindi la attivitร e le attivitร lavorative del personale, con problemi enormi alle famiglia, salva poi l’assoluzione, che arriva quando ormai il danno รจ stato irrimediabilmente fatto.
Nessuno per questo risponderร . E se l’errore รจ fisiologico, le alti percentuali di assoluzione, destano molte perplessitร , e una riconsiderazione della struttura e delle responsabilitร nella
gestione del servizio giustizia. La separazione delle carriere dunque come logico corollario ed epilogo anche ordinamentale del giusto processo consacrato nell’art. 111 della costituzione dove il Giudice deve essere forte e terzo anche nelle indagini preliminari, e di garanzia del principio di non colpevolezza in uno con la efficienza del servizio dello Stato (art. 27 e 97 cost.) D’altronde, come sostenuto nelle pagine del dubbio da Riccardi Piroddi “parte del pensiero politico occidentale, da Tucidide a Hobbes fino a James Madison, muove dallโidea che gli uomini non siano angeli. Madison, nel Federalist n. 51, afferma che proprio perchรฉ chi governa รจ mosso da interessi, passioni e appartenenze, occorre costruire istituzioni capaci di limitare e bilanciare il potere”. “Questo principio non
nasce dalla sfiducia morale ma dalla consapevolezza della natura umana. Applicato alla giustizia, ciรฒ si traduce nellโidea che non basta confidare nellโimparzialitร soggettiva
del singolo magistrato. Occorre creare condizioni strutturali che rendano lโimparzialitร non solo possibile ma probabile e riconoscibile.”
Ancora, sostiene l’autore, invocando Montesquieu, “la libertร politica consiste nella sicurezza, cioรจ nella certezza di non essere esposti allโarbitrio. Questa sicurezza si realizza solo quando il potere รจ diviso e bilanciato. Se chi accusa e chi giudica appartengono allo stesso corpo,condividono la stessa carriera, le stesse valutazioni professionali e spesso la stessa cultura organizzativa, il rischio non รจ necessariamente quello di un abuso consapevole ma di una convergenza di prospettiva. Il giudizio rischia di diventare meno distante, meno critico, meno realmente terzo.” Altro filosofo John Rawls distingue tra la giustezza dei risultati e lโequitร delle procedure. Una societร pluralista non puรฒ basarsi sulla fiducia cieca nei decisori ma su procedure che persone ragionevoli possano riconoscere come eque.” Sicchรฉ la giustizia non deve solo essere imparziale ma apparire ai cittadini anche tale, e suscitarne la fiducia e l’affidamento, evitando che il potere giudiziario, venga percepito come monolitico. Per questo Giuliano Vassalli, padre della riforma del modello
accusatorio e del giusto processo, riteneva che la paritร tra le parti per avere un processo leale e civile, richiedeva la logica separazione anche ordinamentale tra giudice e pm, ossia la separazione delle carriere perchรฉ diversi sono i ruoli, e nessuna vicinanza ordinamentale doveva sussistere per evitare condizionamenti che limitassero le garanzie del nuovo
modello di procedura.
Piรน precisamente in una intervista al Financial Time del 19.02.1987, il padre della introduzione del giusto processo, affermava “il concetto del sistema accusatorio รจ assolutamente incompatibile con molti altri dei principi destinati a rimanere
in vigore nel nostro diritto e in particolare con il nostro ordinamento giudiziario.
In modo particolare, ho citato – Le manderรฒ magari la copia del mio intervento in commissione, e in discussione in aulaโฆ Ah, c’รจ, allora glielo segnalo. E lร ho detto che parlare di sistema accusatorio laddove il pubblico ministero รจ un magistrato uguale al giudice, che ha โฆ che non avrร piรน gli stessi poteri del giudice come li ha il oggi, ma che continuerร a far parte della stessa carriera, degli stessi ruoli โฆ essere colleghi eccetera, รจ uno dei tanti elementi che non rendono molto leale parlare di sistema accusatorio. “In quella intervista, il luminare del diritto, a fronte della specifica domanda, lamentava che non era possibile completare pienamente la riforma, per l’assenza di simmetria tra le posizioni paritarie di difesa e accusa nel processo, rispetto al giudice terzo e quelle invece ordinamentali in cui Giudice e PM sono insieme, ordinamentali, in cui, invece, il Pm
rimaneva legato al giudice.
Cito testualmente le parole del giurista, ” La magistratura ha un potere enormeโฆma non enorme in linea di fatto, lo ha sul potere legislativo” .. E’ il piรน grande gruppo di pressione, รจ il
piรน forte gruppo di pressione che abbiamo conosciuto, almeno nelle questioni di giustizia.
Fino adesso, in quaranta anni non c’รจ stata una legge in
materia di giustizia che non sia stata ispirata e voluta dalla
magistratura, la quale รจ diventata sempre piรน un corpo
veramente un corporativo.
Ma chi era Giuliano Vassalli? Era un uomo di destra? Un
antidemocratico? O per dirla con una moda recente, un
imputato o un indagato, o massone?
Eminente giurista avvocato, partigiano, insignito della
medaglia alla resistenza contro il fascismo e il nazismo
“Giuliano Vassalli, eroe che rischiรฒ la vita ed รจ arrestato dalla
Gestapo per avere contribuito a liberare dalla prigionia Sandro
Pertini, suo maestro socialista, e che poi sappiamo diverrร uno
dei piรน amati Presidenti della repubblica, e Vassalli sarร
Ministro e poi giudice costituzionale, e padre della riforma del
processo ispirato al modello accusatorio e antesignano della
costituzionalizzazione del giusto processo nella Costituzione,
ex art. 111 Cost., modello di democrazia e di senso delle
istituzioni.
“La Repubblica fondata sulla Costituzione deve a Giuliano
Vassalli riconoscenza come rigoroso giudice delle leggi, come
strenuo combattente per la libertร e la dignitร della patria e
come sapiente servitore dello Stato democraticoยป (Giorgio
Napolitano, ex Presidente della Repubblica).
Dunque, una esistenza straordinaria, dalla prigionia alla
battaglia per la giustizia: “Via Tasso, a Roma, รจ stata il cuore
nero della repressione nazifascista durante l’occupazione
tedesca tra il 1943 e il 1944. Il palazzo al civico 145, sede
del comando della Gestapo, fu teatro di orrori indicibili
dove partigiani, oppositori venivano interrogati, seviziati,
annientati nella corpo e nello spirito. Tra di loro il 29enne
Giuliano Vassalli, membro del Psiup e da alcuni mesi della
resistenza romana, arrestato il 3 aprile ’44 in seguito a una
spiata. I primi di gennaio, con un’azione spettacolare era
riuscito a far evadere dal carcere di Regina Coeli Giuseppe
Saragat e Sandro Pertini.”
” Per due mesi Vassalli subisce i trattamenti brutali della
Gestapo, ma non parla e non denuncia nessuno, resiste.
Molti compagni sono morti sotto le botte, altri vengono
giustiziati con un colpo alla nuca. Alcuni persino impiccati
alle sbarre delle finestre, esposti alla vista degli altri reclusi
per incutere terrore. L’incubo finisce due mesi dopo, nel
giugno ’44 quando le truppe tedesche abbandonano in fretta e
furia la capitale per l’arrivo degli alleati e assieme ad altri
prigionieri Vassalli torna in libertร .
Dopo le violenze della guerra Giuliano Vassalli si dedica alla
sua grande passione: il diritto (si era laureato in
giurisprudenza nel 1936 con il professor Arturo Rocco,
fratello dl ministro della giustizia Alfredo). A partire dagli
anni ’50, ottiene una cattedra all’Universitร di Torino, le sue
lezioni sono affollatissime per la sua preparazione e la
capacitร di rendere chiari e distinti i temi giuridici piรน
complessi.
Un punto centrale della sua carriera รจ il contributo alla
giurisprudenza costituzionale. Nel 1970 รจ nominato giudice
della Corte Costituzionale, dove svolge un ruolo di primo
piano. La sua visione giuridica รจ orientata verso una difesa
intransigente dei valori democratici e costituzionali, in un
periodo storico in cui il Paese stava vivendo intensi conflitti
ideologici e sociali, con la stagione delle stragi di Stato e del
terrorismo”.
Ma la separazione delle carriere รจ contro la Costituzione?
Assoggetta la Magistratura al potere politico, cosรฌ da
renderla dipendente?
Se dunque, storicamente e per la autorevolezza dei promotori
del processo accusatorio, come Vassalli, รจ impensabile la
volontร di un rovesciamento antidemocratico, con la
separazione delle carriere, altrettanto inverosimile ed errato รจ
ritenere che la formulazione normativa della separazione
delle carriere di riforma costituzionale, possa anche solo
apparire o prestare il minimo dubbio a tale soggezione del
pubblico ministero al Ministro di Grazia e giustizia.
A tal fine subito deve comunque essere evidenziato, come
sostenuto da Augusto Barbera, senatore comunista e presidente
della Corte Costituzionale che “La separazione delle carriere
รจ ormai adottata in quasi tutte le democrazie liberali con la
sola eccezione italiana; ed anzi in molte di esse รจ prevista la
dipendenza dei PM dal Ministro della Giustizia. Non vedo in
quelle democrazie forme di assoggettamento alla politica
(Francia, Olanda ,Belgio, Austria, Germania, Polonia,
Danimarca, Repubblica Ceca, Estonia; in Francia
addirittura hanno imprigionato lโex Presidente della
Repubblica).”Ma questa riforma, non solo non assoggetta
il Pm all’esecutivo, ma testualmente lo rafforza in
Costituzione laddove per la prima volta precede che il pm,
come il Giudice deve essere autonomo e indipendente da
ogni altro potere. Di seguito il nuovo testo dell’art. 104 in
riforma da sottoporre al referendum”
Basta, dunque, semplicemente leggere per fugare ogni
travisamento, perchรฉ il testo aggiunge alla indipendenza della
magistratura giudicante (che rimane identica), anche la
indipendenza di quella requirente, prima non prevista, e trattata
separatamente dall’art. 107 cost.
“La garanzia viene mantenuta, ma io dico che vi รจ di piรน (!!!!):
il testo di riforma riferendosi in modo specifico ai magistrati
โsia requirenti sia giudicantiโ, introduce una ulteriore garanzia
rispetto al testo del 1948.
Questo (ultimo comma dellโart. 107) affida alla legge
ordinaria, non alla legge costituzionale (come nel nuovo
testo), le garanzie per assicurare forme e modi
dellโindipendenza del Pubblico ministeroโฆ..
Sarebbe pienamente legittima per la Corte costituzionale,
dunque, anche a costituzione vigente, la possibile separazione
del regime dei due pilastri (โla Costituzione non contiene alcun
principio che imponesse o al contrario precludesse la
configurazione di una carriera unicaโ, cosรฌ con formula
analoga, entrambe le sentenze). Dice ancora Il Presidente
Barbera “Mentre – ripeto โ la Costituzione garantisce
direttamente lโindipendenza dei โgiudiciโ, lโart. 107
(secondo comma) affida alla legge sullโordinamento
giudiziario, cioรจ alla legge ordinaria, lโindipendenza dei
Pubblici ministeri. Quindi – ripeto โ il testo Nordio
accresce il livello di indipendenza e autonomia. Se i
neocostituenti (e i loro consulenti) avessero voluto
perseguire forme di assoggettamento di Giudici e Pm al
potere politico bisognerebbe, a quel punto, accusarli di non
aver saputo scrivere le norme! Ce lo confermano i lavori
preparatori della Costituzione. Su impulso di Calamandrei
la Costituente addivenne (e sulla base di un emendamento
Grassi-Leone) di non porre sullo stesso piano nel testo
costituzionale โ oggi ultimo comma dellโart. 107 โ le
garanzie di indipendenza dei giudici e quelle dei magistrati
del Pubblico ministero, e di rinviare per queste ultime alla
legge sullโordinamento giudiziario. Da qui la formula
dellโart. 101, โi giudici sono soggetti solo alla leggeโ,
correggendo la proposta della Commissione dei 75 che
faceva riferimento a tutti i magistrati, sia ai Giudici sia ai
Pubblici ministeri” (Augusto Barbera).
Al contrario “La appartenenza di tutti i magistrati alla
medesima carriera era stata voluta (o confermata) dal
regime fascista proprio perchรฉ piรน congeniale a un
processo di tipo โinquisitorioโ. Era il tipo di processo in cui
il Giudice poteva svolgere le medesime funzioni, sia
inquirenti sia giudicanti (il Pretore o il Giudice nel rito
sommario); oppure in cui il pubblico ministero agiva come
โcoagenteโ sotto la direzione del Giudice istruttore nella
raccolta delle prove (istruttoria formale).
Essendo le due funzioni non sempre distinguibili non aveva
senso separarne le carriere, anzi dovevano rappresentare,
secondo il legislatore fascista, โespressione di unโanima
solaโ(Augusto Barbera).
Dunque, la riforma delle carriere, non solo non comporta
assoggettamenti politici del Giudice, ma neppure del PM, che,
invece, a costituzione vigente รจ possibile sottomettere all’
esecutivo senza violare la Costituzione, come dimostrano i
resoconti dell’Assemblea costituente e la diversa collocazione
delle figure del Giudice e del Pubblico Ministero nella
costituzione, con garanzie procedurali diverse.
Tale chiarezza lessicale e logica, a mio avviso, allunga una
ombra pesante su chi ancora sostiene che la separazione delle
carriere mina la autonomia e la indipendenza della
magistratura, e che offende la Costituzione!!!
E lo si ripete, sarebbe errato anche sotto altro profilo
ritenere che questa รจ una riforma della destra fascista
contro i magistrati, perchรฉ paradossalmente la destra si
pone in contrasto con la impostazione fascista che aveva
costruito una unica architettura tra P.M. e Giudici, in una
unica carriera, ad oggi sopravvissuta alla Costituzione
Repubblicana democratica, perchรฉ l’unicitร di carriera รจ
paradossalmente un retaggio fascista non superato dalla
Costituzione.
Altra illuminante intervista che fa luce sulla storia
parlamentare della separazione delle carriere e sui tentativi di
riforma ordinamentale della Magistratura, si ritrova nelle
affermazioni di Ortensio Zecchini, giurista democristiano,
ministro della Universitร nei governi D’Alema e Amato
(comunista e socialista), che รจ autore del famoso emendamento
nella Bicamerale (Commissione di riforma Costituzionale) del
1996-97 che divideva il Csm in due sezioni, una per i giudici e
una per i pm. “Ma anche tornando ai tempi piรน recenti
Zecchino ricorda “che nellโatto fondativo del Ppinel 1994,
il partito erede della Dc guidato da Mino Martinazzoli,
c’era la separazione delle carriere del giudice e del
pubblico ministero. Poi il tema diventรฒ un tabรน perchรฉ
lโalabindiana prese il sopravvento sullโanima garantista della
nostra culturaโ. Qualche tentativo รจ stato fatto, anche dai
democristiani.
Il tentativo successivo cโรจ stato nella Bicamerale DโAlema
con il suo emendamento che divideva il Csm in due sezioni.
โEra un tema che suscitava forti discussioni. DโAlema non
era contrario,ma mi disse โnon sono in grado di reggerlo
nel partitoโ. Nonostante il fuoco di sbarramento dellโAnm
lโemendamento passรฒโ. Lโapprovazione con i voti del Polo
delle libertร e del Ppi, anche se il gruppo dei popolari si divise:
si astennero Bressa ed Elia, mentre votarono a favore
Zecchino, De Mita, il segretario Franco Marini e lโattuale
Capo dello stato Sergio Mattarella.”
Solo per un quadro completo, e senza tirare persone che non ci
sono piรน, grandi menti ed eroi nazionali, tuttavia ritengo che la
foga di giustizia, in buona fede, puรฒ portare a travisare il loro
pensiero. E’ quanto sostiene in una recente intervista del
28.02.2026 al quotidiano il Tempo, Angelo Jannone, noto per
essere stato uno tra i piรน stretti collaboratori del magistrato
assassinato da Cosa Nostra.
ยซChiederei a Gratteri se considererebbe un โdelinquenteโ
anche Giovanni Falcone, visto che era palesemente per la
netta separazione, anche strutturale, delle carriere. Sono certo
che il “mio giudice”, solo a sentire di essere accostato al
โNoโ, si sarebbe rivoltato nella tomba. Ricordiamo che a
lasciarlo solo e impedirgli di fare carriera รจ stata proprio la
logica delle correntiยป..
Il giudice della strage di Capaci, a suo dire, sarebbe stato tra
quelli per il โNoโ?
ยซChi lo sostiene, mente. Basta navigare sul web per trovare
delle dichiarazioni e anche la viva voce di Falcone sosteneva
che la riforma del codice di procedura penale sarebbe rimasta
unโopera incompiuta se non si fosse andati verso una
strutturale e netta separazione delle carriere. La sua era una
considerazione tecnica. In tutti i Paesi con un processo giudici
e Pm sono strutturalmente separati. Parliamo, dโaltronde, di
chi non avrebbe mai strizzato occhi nei confronti di nessuno,
figuriamoci verso la politicaยป.
Le correnti della magistratura, intanto, provano a mettere il
cappello al simbolo per eccellenza dellโAntimafia. Non le
sembra un grande controsenso?
ยซIo con Falcone, a Corleone, ho collocato le prime microspie
nelle case dei parenti di Bagarella e Totรฒ Riina. So benissimo,
quindi, come lavorava. In quel frangente, era completamente
solo. Era il periodo piรน brutto e buio della sua vita. Bisogna,
poi, ricordare che Falcone, a differenza di tanti atri suoi
illustri colleghi, non ha fatto carriera. E tutti sanno che in
questi casi cโรจ un solo responsabile: in primis il Csm e poi
lโAnm. Qualunque posto ambisse, a cominciare dal capo
ufficio istruzione di Palermo, veniva bocciato da quelle stesse
correnti che, oggi, lo vogliono come testimonial. Come si puรฒ
pensare dunque che potesse credere nellโassetto”.
In effetti, senza approfondire in questa sede l’argomento per
rispetto, ho fatto ricerche personali, e ho trovato sul web, una
lectio magistralis tenuta del Giudice sul ruolo del pubblico
ministero nel nuovo processo introdotto da Vassalli, che il
giudice eroe pronunciรฒ all’ Istituto โGonzagaโ di Palermo,
esattamente 15 giorni prima di essere ucciso con sua moglie
e la sua scorta, in cui si afferma che il “pm non puรฒ dirsi
giudice, va regolato diversamente. In effetti nel web si sente
anche l’audio, e ti tocca una emozione indescrivibile, per la
compostezza, la precisione, la correttezza, la sobrietร e la
straordinarietร di quest’uomo – eroe, e sempre mio punto
di riferimento alla Universitร e anche oggi.
Per questo ho motivo di credere che la separazione delle
carriere rafforza non solo la autonomia e la indipendenza del
giudice ma anche del pubblico ministero, e lungi dall’ essere
antidemocratica, rappresenta la attuazione e il rafforzamento
dei principi e delle garanzie costituzionali per tutti i cittadini
della repubblica, e di una giustizia piรน efficiente ed attenta alla
dignitร umana, una occasione dunque per rendere la giustizia
piรน umana e responsabile.
A questo punto, avendo troppo giร abusato e stancato proverรฒ
ad esprimere in altro articolo la mia modesta idea su come
anche il sorteggio al Csm e l’Alta Corte disciplinare, altre
due parti della riforma, possano influire e migliorare il servizio
giustizia, perchรฉ a mio avviso la magistratura deve assicurare
efficienza come le altre funzioni dello Stato dalle quali non
puรฒ essere separata.
E su questo siamo tutti d’accordo.
FILIPPO VITRANO
La riflessione psicoanalitica sulla guerra trova uno dei suoi punti di partenza nelle analisi di Sigmund Freud, elaborate durante la Prima Guerra Mondiale. Freud osserva come lโessere umano tenda spontaneamente a identificare lo straniero con il nemico. Questa dinamica non รจ soltanto politica o culturale, ma affonda le sue radici nella struttura stessa della psiche.
Il mondo esterno, ricco di stimoli imprevedibili, viene percepito come una minaccia per lโequilibrio interno dellโindividuo; da qui la prioritร della difesa rispetto allโapertura verso lโaltro. In questa prospettiva, lโodio precederebbe simbolicamente lโamore, poichรฉ lโestraneo viene inizialmente vissuto come un pericolo.
La relazione con lโaltro รจ dunque segnata da una profonda ambivalenza: da un lato la spinta allโincontro, dallโaltro il timore della contaminazione o della perdita di controllo. Tale ambivalenza non riguarda solo gli sconosciuti, ma anche le relazioni piรน intime. Lโesperienza della recente pandemia, subito pare rimossa, ha mostrato chiaramente questa tensione: la vita umana trova senso nella presenza dellโaltro, ma la sua vicinanza puรฒ diventare anche fonte di minaccia.
In questa cornice si inserisce lโinterpretazione proposta da Franco Fornari nel suo libro La psicoanalisi della guerra. Secondo Fornari, la guerra rappresenta una forma paranoica di elaborazione del lutto. Quando una comunitร subisce una perdita โ di persone, territori o ideali โ invece di affrontare il dolore e integrarlo simbolicamente, tende a proiettarne la responsabilitร su un nemico esterno. Il conflitto diventa cosรฌ una scorciatoia psichica: al posto del difficile lavoro del lutto si produce una reazione aggressiva rivolta verso lโesterno.
In questa prospettiva la guerra assume una dimensione quasi allucinatoria.
Essa rappresenta la via piรน breve per evitare il confronto con la perdita e con il limite. La diplomazia, il dialogo e la mediazione โ strumenti tipici delle societร democratiche โ richiedono invece un lavoro piรน lungo e complesso: accettare che non esista una sola veritร , una sola identitร o un unico punto di vista.
La minaccia della guerra nucleare rende ancora piรน drammatica questa dinamica. Il possesso di armi atomiche offre lโillusione di un potere assoluto, ma nello stesso tempo espone lโumanitร al rischio della propria autodistruzione. La volontร di dominio totale si trasforma cosรฌ nel suo contrario: la possibilitร di annientare lโaltro coincide con la possibilitร di annientare se stessi.
In definitiva, la lettura psicoanalitica suggerisce che la guerra non sia soltanto un fenomeno politico o strategico, ma anche il sintomo di una difficoltร collettiva ad accettare la perdita, il limite e la pluralitร . La democrazia, al contrario, nasce proprio dal riconoscimento di questi limiti e dal faticoso lavoro simbolico necessario per trasformare il conflitto in parola e mediazione
Il 12 marzo 1622 Papa Gregorio XV canonizza โquattro spagnoli e un santoโ, come dissero burlescamente i romani. SantโIgnazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, ebbe un rapporto piuttosto confidenziale con San Filippo ancora laico: diceva che era “come una campana” che chiamava gli altri alla religione senza perรฒ volerci entrare lui. In quel periodo di discernimento si dice che santโIgnazio facesse la corte a San Filippo perchรฉ entrasse nella Compagnia di Gesรน. San Filippo leggeva pure con ammirazione le lettere che il gesuita Francesco Saverio inviava dallโAsia, meditando se partire anche lui. Il monaco cistercense delle Tre Fontane, Agostino Ghettini, gli disse ยซle tue Indie sono Romaยป. La mistica Teresa dโAvila riformatrice dellโordine carmelitano per il ramo femminile. Isidoro agricoltore patrono di Madrid โ vissuto tempo prima โ che ha sempre avuto la sua cappella nella chiesa degli oratoriani a Palermo.
Per l’anniversario del 4ยฐcentenario di canonizzazione alla Vallicella รจ stato posto nel simulacro del Santo un giglio dโargento, prodotto dallโartigiano palermitano Benedetto Gelardi. Lo stesso anno della canonizzazione padre Pietro Bacci pubblicava la sua monumentale biografia di San Filippo in tre tomi. In omaggio allโโapostolo di Romaโ giร dal 1609 lโamministrazione capitolina aveva iniziato lโofferta annuale di un calice alla Chiesa Nuova. Lo storico Giovanni Marciano racconta le iniziative celebrative che anche a Palermo si svolsero per la canonizzazione di San Filippo. Quando due mesi dopo giunse da Roma la notizia, il senato palermitano volle eleggere San Filippo a compatrono di Palermo e la Congregazione omaggiรฒ al palazzo pretorio unโimmagine. Poi nel 1687 per determinazione dellโecc.mo Don Francesco Bonavides Conte di S. Stefano, vicerรจ di Sicilia, si dichiarรฒ questo giorno festivo, scrive Francesco Baronio in “De Maiestate Panormitana”.
Sebastiano Valfrรฉ fu il primo padre dellโOratorio ad essere iscritto nellโalbo dei beati nel 1834 da Papa Gregorio XVI. Fu chiamato il “San Filippo Neri di Torino”. Per lui i padri di Palermo vollero commissionare due tele a Salvatore Lo Forte: la piรน grande รจ in sacrestia maior (dovโรจ anche il busto di legno), lโaltra tela nella cappella in chiesa, dove ha preso il posto di San Carlo Borromeo. I santi si ammirano tutti senza campanilismi: non aveva importanza se Valfrรฉ fosse confessore della real famiglia savoiarda e fosse stato assistito al capezzale da Sua Altezza Reale il Duca Sovrano di Piemonte; era un padre che vestiva lโabito di San Filippo. Lo portava anche tra il popolino nelle piazze, nelle carceri, ospedali e tra le truppe; tanto studioso quanto operoso nella caritร .
Della Congregazione di Palermo era Giorgio Guzzetta, nato a Piana degli Albanesi sette anni prima di Valfrรฉ, erano contemporanei. Le sue spoglie riposavano all’Olivella, per poi essere traslate alla cattedrale di Piana nel 1954 durante la ricostruzione dopo i bombardamenti. Dopo gli studi al seminario di Monreale e al collegio dei gesuiti a Trapani, entrรฒ nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri per essere ordinato sacerdote. A lui si deve lโOratorio di Piana e lโistituzione del seminario italo-albanese per la formazione del clero, recuperando e ripristinando il rito greco in un momento storico in cui era avversato e rischiava di perdersi. Questo lavoro fu la base per la nomina di un vescovo ordinante di rito greco (a cinquantโanni dalla sua morte), che molto piรน tardi avrebbe portato allโodierna eparchia di Piana degli albanesi.
Due padri dellโOratorio vissuti negli stessi anni, entrambi di umili origini, impegnati in ambiti diversi, in due contesti molto distanti; accomunati perรฒ dallo spirito del medesimo fondatore. Entrambi operavano con lo stesso carisma di San Filippo Neri, al quale si sono conformati secondo la propria vocazione.
Il recente caso mediatico della cosiddetta โfamiglia del boscoโ ha riacceso il dibattito sul funzionamento del sistema della giustizia minorile in Italia. Al di lร delle semplificazioni mediatiche e delle contrapposizioni ideologiche, la vicenda offre lโoccasione per riflettere su alcuni nodi strutturali che caratterizzano il modello italiano di tutela dei minori.
Il Tribunale per i minorenni, istituito con il Regio Decreto-Legge n. 1404 del 1934, nasce con una finalitร fortemente protettiva: garantire lโinteresse del minore anche attraverso lโintervento sostitutivo dello Stato nei casi in cui il contesto familiare venga ritenuto inadeguato. Tale impostazione, pur avendo svolto storicamente una funzione importante nella protezione dei minori da situazioni di grave pregiudizio, presenta oggi alcune criticitร legate alla natura stessa delle decisioni adottate.
Una delle caratteristiche piรน rilevanti del sistema minorile italiano รจ il ruolo centrale attribuito alle valutazioni tecniche di carattere psicologico e sociale. Le decisioni giudiziarie si fondano frequentemente su relazioni redatte da psicologi, psichiatri e assistenti sociali, chiamati a interpretare le dinamiche familiari e a valutare il possibile impatto delle condizioni ambientali sullo sviluppo del minore.
Tuttavia, come รจ noto, le scienze psicologiche e sociali operano prevalentemente attraverso modelli interpretativi e probabilistici. Non si tratta di discipline fondate su parametri universalmente misurabili, ma di ambiti nei quali approcci teorici diversi possono condurre a valutazioni divergenti della medesima situazione. Ne deriva che il giudizio sul cosiddetto โinteresse del minoreโ puรฒ risultare fortemente influenzato dal quadro teorico e culturale dellโesperto incaricato.
Il caso in esame appare emblematico sotto questo profilo. Accanto a perizie che hanno ritenuto necessario lโallontanamento dei minori dal nucleo familiare, altre valutazioni hanno sottolineato la necessitร di preservare la continuitร dei legami affettivi e di intervenire piuttosto con misure di sostegno alla genitorialitร .
In questo contesto assume particolare rilievo la posizione espressa da Vittorino Andreoli, tra i piรน autorevoli psichiatri italiani, secondo cui la separazione precoce tra madre e figlio puรฒ produrre conseguenze psicologiche profonde e durature. Andreoli ha piรน volte evidenziato come lo sradicamento dal contesto familiare rappresenti una misura estremamente traumatica, capace di incidere negativamente sui processi di sviluppo emotivo e identitario del minore. In tale prospettiva, lโallontanamento dovrebbe costituire una extrema ratio, da adottare esclusivamente in presenza di situazioni di abuso o pericolo concreto e immediato.
Questa posizione richiama una questione centrale: il delicato equilibrio tra tutela del minore e preservazione dei legami familiari. Il diritto alla protezione non puรฒ essere considerato isolatamente dal diritto alla continuitร affettiva, che rappresenta uno dei pilastri dello sviluppo psichico del bambino.
Un ulteriore elemento di riflessione riguarda la struttura procedurale dei processi minorili. Diversamente dai procedimenti ordinari, nei quali il contraddittorio tra le parti rappresenta uno dei cardini del sistema, nei procedimenti davanti al Tribunale per i minorenni il peso delle relazioni tecniche puรฒ assumere una funzione quasi determinante nellโorientare la decisione giudiziaria. Ciรฒ solleva interrogativi sul grado di equilibrio tra discrezionalitร tecnica e garanzie processuali.
La comparazione con altri ordinamenti europei e con i sistemi di tradizione anglosassone evidenzia approcci in parte differenti. In tali modelli, lโallontanamento del minore dalla famiglia รจ generalmente subordinato alla dimostrazione di un pericolo concreto e attuale per la sua integritร , mentre il processo mantiene una struttura maggiormente improntata al contraddittorio tra le parti.
Un ulteriore profilo spesso trascurato riguarda il diritto del minore allโascolto. Le convenzioni internazionali, a partire dalla Convenzione ONU sui diritti dellโinfanzia del 1989, riconoscono al bambino la qualitร di soggetto titolare di diritti e, tra questi, quello di esprimere la propria opinione nei procedimenti che lo riguardano. Nella pratica giudiziaria, tuttavia, lโascolto diretto del minore non sempre assume il ruolo centrale che tali principi sembrerebbero richiedere.
Il caso della โfamiglia del boscoโ, dunque, non dovrebbe essere letto soltanto come una vicenda isolata o come un episodio di cronaca giudiziaria. Esso rappresenta piuttosto lโoccasione per interrogarsi sul funzionamento complessivo del sistema di tutela minorile e sulla necessitร di individuare strumenti sempre piรน equilibrati tra protezione, garanzie procedurali e rispetto delle relazioni familiari.
Quando si interviene nella vita di un bambino, infatti, non si decide soltanto su una condizione contingente, ma si incide su un percorso di sviluppo umano che accompagnerร quella persona per tutta la vita. Proprio per questo motivo, ogni scelta istituzionale in materia di giustizia minorile dovrebbe essere guidata da un principio di estrema prudenza, nel quale la tutela del minore si coniughi con il rispetto della complessitร delle relazioni familiari.
In occasione dell’otto marzo l’Accademia della Lingua Siciliana ricorda una donna siciliana illustre: la misteriosa Nina
La figura della Nina Siciliana โ conosciuta anche come Nina da Messina o โMonna Ninaโ โ resta una delle piรน affascinanti e misteriose della poesia medievale. Di questa autrice in lingua siciliana, attiva alla fine del XIII secolo, non conosciamo nรฉ il nome completo nรฉ il cognome, e neppure il luogo di nascita. Le ipotesi degli eruditi oscillano tra Messina, indicata da Allacci e Ragusa, e Palermo, suggerita dal Mongitore: supposizioni basate unicamente sulla diffusione del nome โNinaโ nelle due cittร nel periodo in cui sarebbe vissuta. Non a caso, entrambe le cittร le hanno dedicato una via. Inoltre, fino al 1930, nella chiesa palermitana di San Domenico โ il Pantheon dei siciliani illustri โ un monumento la celebrava con i versi di Agostino Gallo, che la definiva โornamento del siculo Parnasoโ e โastro dโamor nel ciel sicanoโ, ricordando come la sua fama avesse acceso lโinteresse del poeta toscano Dante da Maiano.
Secondo la tradizione, infatti, Dante da Maiano si sarebbe invaghito di lei senza averla mai incontrata, colpito dai suoi versi. Le scrisse un sonetto, al quale Nina rispose con un altro componimento, dando vita a un breve scambio poetico ed a una relazione amorosa di natura platonica. Da qui lโappellativo di โNina del Danteโ.
La sua importanza nella storia letteraria รจ notevole: sarebbe la prima donna, di cui si abbia notizia, a poetare in volgare nel territorio che oggi fa parte dello Stato italiano. Di lei possediamo un sonetto conservato nella raccolta “Sonetti e canzoni di diversi antichi autori toscani”, stampata dai Giunti nel 1527 e nota come โGiuntina di Rime Anticheโ, che contiene anche i componimenti del suo Dante da Maiano. Il Trucchi le attribuรฌ inoltre il celebre sonetto โTapina meโ, tramandato dal codice Vaticano latino 3793 (fine XIII โ inizio XIV secolo), definendolo โun prezioso gioielloโ della lirica medievale. Secondo Agostino Gallo, Nina potrebbe essere stata anche lโautrice del sonetto โOnde si muove, e donde nasce amore?โ, indirizzato a un Guido โ forse Cavalcanti โ e tradizionalmente attribuito a Guido Orlandi.
Sulla reale esistenza della Nina Siciliana gli studiosi si sono divisi per secoli. Nel 1877 il Borgognoni, in “Studi dโerudizione e dโarte”, avanzรฒ la tesi โ poi ribadita sulla Nuova Antologia nellโarticolo dal titolo eloquente “La condanna capitale di una bella signora” โ che Nina fosse una figura fittizia, nata nellโofficina tipografica dei Giunti nel 1527. Una teoria che applicรฒ anche a Dante da Maiano, la cui esistenza fu perรฒ confermata nel 1907 da Santorre Debenedetti grazie al ritrovamento, in un manoscritto di epoca precedente, di due componimenti in occitano attribuiti al poeta. I dubbi sulla storicitร di Nina non derivano soltanto dalla scarsitร di dati documentari, ma probabilmente anche dalla difficoltร , per alcuni studiosi del passato, di accettare che una donna potesse, in unโepoca di diffuso analfabetismo femminile, passare da oggetto a soggetto della poesia, raggiungendo un livello linguistico che il De Sanctis considerava โesempio dellโeccellenza a cui era venuto il volgareโ.
Eppure, pochi decenni prima, nel sud della Francia, un gruppo di circa venti poetesse โ le trobairitz โ aveva cantato con successo la finโamors al femminile. La loro esistenza รจ oggi accertata senza margini di dubbio, benchรฉ anche su di loro, in passato, non fossero mancati gli scettici. Non รจ difficile notare una certa affinitร tra lโunico componimento giunto fino a noi di una trobairitz, Alamanda de Castelnau, e la produzione attribuita a Nina Siciliana. Se Nina รจ realmente vissuta, รจ plausibile che conoscesse i testi delle sue colleghe provenzali, che โ come quelli dei trovatori โ circolavano nelle corti e negli ambienti colti della Sicilia del XIII secolo.
Il grano giร biondeggia per la mietitura, dice Gesรน. A metร quaresima si avvicina il tempo in cui Gesรน deve compiere lโopera di chi lo ha mandato. Eccezionalmente oggi dal Vangelo di Giovanni leggiamo un episodio che lui, a modo suo (non sinottico), descrive con tanti particolari ricchi di significato teologico. Con tutto il rispetto per chi dice che il corpus giovanneo non lโha scritto lui, noi lo prendiamo come โparola del Signoreโ.
La Bibbia racconta piรน incontri presso i pozzi, luogo di ritrovo comune a tutti: chi non ha bisogno dellโacqua per vivere? Comโรจ oggi in un centro commerciale capita chiunque. Il pozzo era luogo di socialitร (tipo bar), di incontro perfino per gli innamorati. Cโรจ allora una interpretazione biblica interessante per questo incontro tra la samaritana peccatrice e il figlio di Dio, giacchรฉ nellโA.T. Israele รจ definita la sposa/amata del Signore. Geremia diceva: mi ricordo dellโamore al tempo del tuo fidanzamento quando mi seguivi nel deserto. Poi erano cominciati rimpianti degli Dei dโEgitto, tradimenti coi Baal cananei, infedeltร con le divinitร di assiri, babilonesi, persianiโฆ Osea aggiungeva: Mi chiamerai โmarito mioโ e non piรน โBaal, mio padroneโ; quando Israele non corrispondeva, rimproverava: non far festa con gli altri popoli, perchรฉ hai praticato la prostituzione, abbandonando il tuo Dio. (…) Uno spirito di prostituzione li svia e si prostituiscono, allontanandosi dal loro Dio. Cosรฌ la sposa del Signore era divenuta prostituta del mondo.
La samaritana al pozzo รจ al 6ยฐ marito, Gesรน la vuole ricondurre al suo unico vero amore. Nel dialogo chiama Gesรน prima viandante, poi ci vede un signore, lo riconosce come un profeta e infine chiede se non sia lui il messia. Un percorso che la fa andare oltre i bisogni di sussistenza. Lโacqua รจ un bene vitale: chi ha sete venga a me e beva e non avrร mai piรน sente. Lo stesso evangelista che dice di ricercare non il cibo che perisce (che sazia solo lo stomaco) ma quello che dura per la vita eterna, ci indica pure la sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. La samaritana lasciรฒ la brocca dellโacqua per annunciare di aver trovato molto di piรน. Ciascuno di noi le puรฒ rispondere: noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi รจ veramente il Salvatore del mondo. Il figlio prediletto da ascoltare diceva la voce dal cielo domenica scorsa. Noi ci pensiamo a concentraci su di lui, lasciando perdere ciรฒ che San Paolo considera spazzatura? Penso all’esempio di mia nonna che nel tempo libero restante tra le incombenze domestiche, dopo il tempo dedicato alla preghiera, apriva i pochi libri che trovava a casa.
Allโinizio della quaresima abbiamo ricordato alcune pratiche (orazione personale, meditazione della passione, ascolto/lettura PdD, penitenza/digiuno, elemosina) che aiutano la nostra conversione, il nostro ritorno a Dio che solo puรฒ guarire il peccato di cui prendiamo coscienza. In Filotea San Francesco di Sales scrive: Le api sono contente quando possono stare intorno al miele, proprio come le vespe intorno al putridume, preferiscono lo sterco. Che cosโรจ che ci rende piรน felici? Dovโรจ il tuo tesoro lร sarร anche il tuo cuore. San Francesco di Sales nel suo esame di coscienza quotidiano non ci fa interrogare su quanti combustibili fossili consumati o quanta anidride carbonica emessa durante il giorno. Lui la sera non poteva chiedersi quanto gas avesse usato per cucinare, perchรฉ vissuto quasi cinque secoli fa e non ce l’aveva.
Il Vangelo di oggi, al bene prezioso dellโacqua sembra anteporre – come grado di importanza – la nostra salvezza: posso continuare a credere che i peccati mortali per la mia salute siano piรน gravi dei problemi dellโecosistema. Il fermo proposito di non commetterne รจ il fondamento della vita spirituale (Filotea). Nella confessione prima di Pasqua – oltre ai combustibili fossili – parliamo di tutte le mancanze che denotano scarso affetto per Gesรน, le realtร mondane che hanno preso il posto del Signore nella nostra vita. A quale temperatura regolare il termostato per attendere alla conversione ecologica, non so se ce lo dicano i moralisti o ci rinviino al WWF. Noi ora professiamo la nostra fede nella Chiesa (corpo mistico di Cristo) e non nellโONU. Gesรน รจ morto per riaprirci le porte del paradiso, essere lรฌ con lui รจ la prima preoccupazione della nostra vita terrena.
Le parole scorrono leggere: mimose, sorrisi, auguri rapidi .
Una serata tra amiche ,una foto sui social, un brindisi distratto.
Tutto sembra muoversi dentro il registro della celebrazione come si trattasse di una ricorrenza gentile, quasi ornamentale.
Eppure l‘8 Marzo non nasce dai per festeggiare ma per ricordare.
Nasce dalla fatica delle donne, madri, mogli lavoratrici, infaticabili che hanno chiesto salario quando il lavoro era sfruttamento .
Nasce dalle lotte di chi
ha rivendicato i diritti quando non erano affatto scontati.
Ci sono ancora parole, sguardi, abitudini che portano con sรฉ il peso di un’antica disuguaglianza.
Ci sono ancora lavori in cui la paritร รจ piรน promessa che realtร .
Ci sono ancora luoghi in cui la libertร delle donne รจ fragile.
E allora l’8 Marzo non dovrebbe essere un momento di distrazione collettiva.
Dovrebbe essere una pausa di coscienza.
E forse il primo passo per combatterla davvero รจ proprio questo restituire alle parole il loro peso, alla storia la sua memoria, e al presente la responsabilitร di non dimenticare.
Oggi il mondo e in particolare gli stati uniti d’America si ritrovano a capo della loro nazione, un ricco commerciante che gioca a fare il Presidente e che dimostra, senza alcun ombra di dubbio a chi libero di poter osservare e ragionare con la propria mente, che costui ha comportamenti da bipolare, di sicuro c’รจ qualcosa che non sta funzionando per il verso giusto. (solo per rammentare: dazi si, dazi no, voglio il premio nobel per la pace, ma scateno una guerra, etc, etc.)
In nazioni piccole e insignificanti di questo mondo globale, come nella nostra italietta giusto per fare un esempio, si sono fatti dei TSO a gente innocua per molto meno, non potrรฒ mai dimenticare un TSO che venne fatto ad un giovane in pieno periodo pscopandemico, perchรจ non voleva indossare la mascherina e s’incatenรฒ nei banchi, orbene a Gennaio di quest’anno dopo 4 anni, la cassazione gli ha dato ragione, quel TSO era illegittimo, ma io ero con lui, con quel ragazzo, sin dal primo giorno, bastava essere e rimanere umani.
Qual’รจ la differenza o meglio il paragone tra questi casi? Semplicemente “la ricchezza e il potere“, il primo un ricco sfondato che puรฒ permettersi di nascondere se non addirittura far prevaricare su alcuni stati servili del mondo la propria follia politica, cosi evidente e conclamata. Probabilmente una patologia che sta diventando pericolosa, nel secondo caso un giovane cittadino “non ricco”, che semplicemente protesta per dei sani principi, ma viene colpito da un sistema sanitocratico totalmente asservito ad un globalismo bipolare.
La vera preoccupazione avviene quando nella politica che conta e domina il mondo, un bipolare incontra uno schizzofrenico e fra i due nasce amore e tenerezza, perchรจ il tutto si trasforma in profonda tristezza e sofferenza da infliggere a quanti gli stanno vicino. Se esiste la geopolitica, oggi proviamo a coniare il termine di pscopolitica come quella materia che studia i comportamenti gravi e anomali dei potenti del mondo che generano guerre e sofferenze.
Oggi stiamo seriamente rischiando di assistere alla fine della civiltร umana, ogni giorno la tentazione dell’uso di armi nucleari da parte di questi potenti che non esito a definire bipolari e schizofrenici รจ enorme. Ma cosa puรฒ fare concretamente il semplice cittadino nella propria quotidianitร ? Che azioni puรฒ intraprendere affinchรฉ non si acceleri ma si freni questa deriva?
La parola o meglio le parole che ci salvano sono: “informazione e condivisione”, non solo salviamo la nostra coscienza davanti agli occhi del nostro creatore, ma possono aiutare in modo terapeutico e c’รจ lo auguriamo, un esercito di coloro che la gente perbene chiama: politicanti indegni e corrotti.
Mi scuso per la durezza della mia opinione personale, lo comprendo รจ davvero forte e dura. Un messaggio che se dato in pasto all’IA, verrebbe smussato in qualcosa di molto ma molto blando e leggero, perchรจ non si puรฒ certo urtare il regime a cui si รจ servi, in fondo l’obbiettivo delle IA รจ creare un appiattimento del pensiero, veicolando in modo particolare i nostri giovani non ancora formati e forti nel carattere e nei ragionamenti che li rendono liberi e indipendenti, verso una schiavitรน moderna totalmente accettata quasi da inutili servi sciocchi.
Se durante il giorno tramite i social vi imbattete in un reel forte e tristemente vero, che vi provoca indignazione al punto che comprendete che sia un bene condividerlo, non esitate, non siate timidi, non pensate a cosa diranno chi vi conosce se lo condividete, questa esitazione uccide la vostra anima, condividete con coraggio e senza paura.
Se ad esempio ascoltate un approfondimento e guarda caso riporto alla fine dell’articolo un controcanto del famoso giornalista Francesco Toscano la cui ironia non conosce limiti, bene a meno di non essere dei collaborazionisti di un regime, o un perfetto ignorante perchรจ disinformato, secondo un mio modesto parere non si puรฒ non condividere.
Va bene prendiamo tutte le scuse che vogliamo, non sono sui social, non ho facebook, ma whatsapp o telegram li abbiamo quasi tutti ormai, ed allora anche ad un solo Amico, condividiamo diventiamo messaggeri di un pensiero umano, inizia il tuo viaggio da messaggero con il condividere questo articolo.
Ne avevo parlato in questo articolo sempre su PADD.IT del mio convinto NO, ma oggi visto che il tempo stringe, e perfino ex calciatori e influencer si riscoprono esperti giuristi e costituzionalisti, vorrei in questo breve testo rincarare la mia dose, limpida, chiara e semplicemente logica popolare.
Quando in Italia i processi cambieranno davvero, diventando simili a quelli che si vedono nei film americani, con una giuria popolare scelta in modo casuale e non manipolato, per le oligarchie finanziarie e per i politici corrotti che finiranno sotto processo il pericolo di essere condannati diventerร totalmente certo.
Una giuria presa davvero dal popolo potrebbe essere composta da persone comuni, spesso indignate da anni di ingiustizie e privilegi. Persone che giudicano con il buon senso di chi vive la realtร tutti i giorni. In quel caso, per molti imputati potenti il verdetto potrebbe essere semplice: “colpevoli”.
Finchรฉ non ci sarร una vera riforma del sistema processuale, con tempi della giustizia garantiti e un cambiamento sostanziale, qualsiasi ritocco superficiale fatto solo nellโinteresse delle attuali caste di potere non mi interessa.
Per questo motivo, convintamente, voto “NO” al referendum sulla giustizia.
Vorrei concludere spiegando l’immagine che ho chiesto di far realizzare all’IA, la giuria la intendevo composta da gente comune, fondamentalmente povera e vessata quotidianamente da una politica totalmente distaccata dalla realtร . Una riforma che non tocca la carne viva della gente comune che soffre, che non risolve i problemi di mettere insieme un pranzo con la cena, o il pagare un affitto. Energie politiche, tempo parlamentare e capitale istituzionale sprecato. Per questo voto NO nel tentativo di farglielo comprendere.