La legge della pioggia

Tutti lo sanno che la barca sta affondando,
tutti lo sanno che il capitano ha mentito,
e tu te ne stai lì, col tuo bicchiere in mano,
a dire che il rumore in strada è solo tempo sprecato.


Dici che la gente che grida non ha stile,
che c’è una misura elegante per soffrire.
​Ma vieni alla finestra, amico mio.


Toglitela dal viso quella graziosa neutralità.


Guardami negli occhi e dimmi:
​Quando la storia era ancora viva e faceva male, tu dove saresti stato?


​Quando gli schiavi di Capua spezzavano i denti sulle catene, saresti andato nei boschi a bere il loro vino amaro, o avresti venduto i loro nomi per tre monete di rame
al console che dorme nella seta?


​Quando le donne a Londra si facevano spaccare le costole nelle celle, rifiutando il pane per avere una voce, avresti stretto la loro mano bagnata di febbre o avresti detto al club dei gentiluomini che erano solo isteriche?


​Quando la neve a San Pietroburgo beveva il sangue dei contadini, sotto le icone e sotto le icone dei santi, saresti caduto sulla pancia accanto a quel pane sporco
o avresti lucidato gli stivali del cosacco?


​Quando Rosa si è seduta sul bus come una pietra nel fiume, e tutto il peso dell’impero le chiedeva di alzarsi, ti saresti seduto al suo fianco a dividerne il buio o le avresti sussurrato che la legge è la legge, dopotutto?


​E dimmi, mentre la pioggia cade sulle finestre del tuo salotto:
A vantaggio di chi saresti stato?


​Quando gli elicotteri volavano alti sopra il palazzo a Santiago, e l’ultimo poeta cantava con le mani spezzate nello stadio, eri nella stanza con la radio accesa a difendere la vita, o a brindare coi generali per la fine della partita?


​Quando quel ragazzo a Pechino s’è messo davanti all’acciaio, con le borse della spesa e il cappotto consunto, eri con lui a fermare il tempo in mezzo al viale, o eri il ragazzo con le mani sulle leve della macchina mortale?


​È così facile piangere sui santi dopo che li hanno sparati.


È così dolce portare i fiori sulle tombe dei giusti, quando la loro carne è diventata pietra e non chiedono più niente da mangiare.


​Oggi i cieli bruciano, i fiumi sono pieni di fango, vendono i tuoi figli per un quarto d’ora di sconto, e tu guardi questi ragazzi bagnati fino alle ossa e dici che bloccano il traffico, che non è questa la mossa.


​Ma la grazia non è un quadro appeso al muro del tuo salotto.
La grazia è questo fango, questo grido scontento.


E chi stasera chiude la porta e si mette a dormire, non è innocente, amico mio:
ha solo deciso di lasciarli morire.

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