Tema sulla donna

Emanuele Comito

3 sez. E Arti – Figurative
Liceo Artistico Damiani Almeyda – Crispi Palermo.

Quando penso alle donne mi viene in mente subito una cosa, la vita.
Non solo in senso biologico, ma anche molto più profondo.
Per questo io credo che le donne siano la cosa più vicina a ciò che noi chiamiamo “Dio”, in senso scientifico direi addirittura l’universo stesso.

Penso questo perché loro hanno il potere di creare una vita, ed è affascinante pensarlo, è incredibile pensare che dentro le donne c’è tutto questo sistema dolorosissimo e delicatissimo dalla quale nasce una vita umana, una vita che attraverserà tantissime spine e tantissimi girasoli, che studierà, amerà, crescerà, morirà, ma soprattutto vivrà.

E pensare che ancora oggi non sappiamo nemmeno cosa sia effettivamente la vita, eppure loro hanno il potere di crearla, è poetico.


Proprio per questo però molte società, sentendosi forse inferiori, ma soprattutto assetati di potere e di controllo, volettero cercare di strappare via questo merito alle donne, riducendole solo a macchine di bambini, riducendole ad oggetti usa e getta, controllando cosa potessero fare e cosa non.


Purtroppo ancora oggi tutto questo esiste, esistono ancora società che segregano le donne in casa, che violano i loro diritti, vietano loro lo studio, la possibilità di scegliere, di votare, di parlare, vietano loro la possibilità di vivere.

Questo avviene ancora oggi per esempio in Afghanistan, voglio dire a tutte le donne che sono dietro quei veli che nascondono tutto tranne i loro occhi che raccontano mille storie, che vi vediamo, un giorno sarete libere anche voi di studiare, di uscire di casa, di mangiare ciò che volete, di scegliere, di vivere anche voi.

E voglio citare Sheryl Lee Ralph e la sua frase “Solo perché avete diritti oggi, non significa che li avrete anche domani”. Continuate a combattere per favore, e sappiate che avete con voi anche noi uomini, chiunque vi viene contro uomo non è.


Tutto questo perché l’uomo pensa di essere superiore, quando in verità nessuno è inferiore a nessuno, tutti noi, indipendentemente dal sesso, dal genere, dal colore della pelle, dalle nostre abilità, dal nostro posto, dal nostro orientamento, alla fine sanguiniamo tutti lo stesso sangue, quel rosso che per quanto diversi ci accomuna tutti.

Ma che non dovrebbe mai essere versato per inutili guerre, segregazioni, oppressioni, stupri e violenze.
Se pure viste come inferiori, conosciamo donne che sono ben altro che inferiori, donne che hanno cambiato il mondo.

Voglio ringraziare ogniuna di esse.
Voglio menzionare Marie Curie, scienziata che ha dedicato la vita alla ricerca, ricevette ben 2 premi nobel in 2 discipline scientifiche diverse in un periodo dove essere donna e scienziata era visto come impossibile.

Grazie per aver lasciato un segno nel mondo della scienza.
Penso poi a Rosa Parks, grazie per non aver ceduto quel posto su quell’autobus, diventando simbolo della lotta contro la segregazione razziale, un piccolo gesto può fare un cambiamento enorme.


Trovo affascinante anche Giovanna d’Arco, grazie per essere ancora oggi simbolo di coraggio e determinazione nelle donne, ma anche in tutti noi, che tu possa continuare a combattere.
Hedy Lamarr, alla quale dobbiamo ringraziare per il nostro WiFi, sembra una cosa stupida da dire ma è ciò che oggi collega tutto il mondo grazie un click.


E infine voglio ringraziare la principessa Diana, grazie per aver lasciato un segno indelebile nel cuore di miliardi di persone, aiutandole davvero, e avendo mostrato all’intero mondo cosa significa essere umani.


Tutte queste donne appartengono a epoche e periodi diversi, hanno storie diverse tra di loro, ma una cosa in comune l’hanno: hanno lasciato tutte un segno nel mondo, cambiandolo per sempre, grazie alla loro forza, la loro determinazione e il loro coraggio.

Non fermandosi mai e andando contro tutto e tutti per far sentire la loro voce.
Ma oltre le donne importanti che troviamo nei libri di storia penso anche alle donne che fanno parte della mia vita, e voglio ringraziare anche loro, per la loro forza, il loro coraggio e la loro determinazione.


In primis mia madre, alla quale devo la vita, letteralmente, grazie per esserci sempre stata e per non esserti mai fermata nonostante tutti gli acciacchi e i mille problemi.
Poi le mie 2 sorelle, possiamo litigarci mille volte, ma senza di voi sarei stato solo, e vi ringrazio per non averlo fatto.


C’è poi mia zia, non si aspetterebbe mai di trovarsi in un tema che parla di diritti e tanto altro, ma ti ringrazio per le mille avventure e per la tua pasta al sugo da mille stelle Michelin.


Ringrazio anche le donne che ho amato nella mia vita, abbiamo preso strade diverse, non so cosa state facendo, ma vi ringrazio per tutti i bei momenti e vi auguro una buona fortuna in tutto.


Poi ringrazio anche tutte le mia compagne di classe, che rendono le giornate di scuola meno pesanti, più divertenti.
Infine voglio ringraziare pure tutte le professoresse, ognuna di esse, in un modo differente, ha lasciato un segno dentro di me, ma soprattutto la cosa più importante dell’umano, la conoscienza.


Ed è proprio questo, secondo me, l’aspetto più importante.
Dietro quei volti famosi, dietro i numeri e dietro le statistiche, c’è una persona. Proprio come le donne che fanno parte della mia vita, sono semplicemente persone, con una vita, dei sogni, delle paure, delle lacrime, una storia e del dolore.


Che sia la principessa Diana o la signora Michela che lavora come bidella, davanti a noi c’è sempre un essere umano.
E tutti gli esseri umani meritano le stesse possibilità, gli stessi diritti e la stessa libertà di scegliere della propria vita.

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Procopio, il genio siciliano che portò il gelato nel mondo: da Palermo alla Francia del Re Sole

Gelateria

Dalla neve dell’Etna alle luci parigine: la storia del palermitano che inventò il gelato moderno e fondò il primo caffè d’Europa. Un talento tutto siciliano, fatto di ingegno, coraggio e arte del gusto.

La Sicilia del Seicento non smette mai di sorprendere. Tra le sue pieghe più luminose c’è la storia di Francesco Procopio Cutò, nato a Palermo esattamente 375 anni fa, il 9 febbraio del 1651, e destinato a diventare uno dei più grandi innovatori della gastronomia europea. Le notizie sulla sua giovinezza sono poche, ma un documento della chiesa di Sant’Ippolito, nel quartiere Capo di Palermo, ne certifica il battesimo il giorno dopo la nascita, figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua. Un’altra versione lo vuole nativo di Aci Trezza, figlio naturale di un Platamone, i principi di Cutò, una delle famiglie più illustri della Catania barocca; ma non ci sono documenti a supporto di questa tesi.

Da giovane pare che, effettivamente, visse tra Aci Trezza e Acireale, dove i Platamone gestivano il commercio della neve dell’Etna. È lì, tra pozzi di neve e antiche tecniche arabe, che il giovane Procopio respirò per la prima volta l’arte che avrebbe cambiato la sua vita. Aveva ereditato una piccola macchina a manovella per mantecare i sorbetti: un oggetto semplice, ma nelle sue mani diventò un laboratorio di invenzioni. Sostituì il miele con lo zucchero, aggiunse un pizzico di sale per conservare meglio il ghiaccio e perfezionò la consistenza delle creme.

Poi il salto: Parigi. Nel 1674, lasciati gli studi, Procopio raggiunse la capitale francese, dove gli italiani erano già celebri per la loro maestria culinaria. La pronuncia del suo cognome in francese significa “coltelli” (couteaux) e così, come “Procopio de’ Coltelli”, sarà inteso dai francesi. Lavorò nel commercio delle nevi e nelle pasticcerie, forse anche accanto al leggendario Vatel. Nel 1686 rilevò una piccola caffetteria e la ribattezzò “Le Procope”. Nessuno poteva immaginare che quel locale, ancora oggi esistente, sarebbe diventato il primo caffè d’Europa e la prima gelateria moderna.

Il successo fu immediato. Di fronte alla Comédie Française, il Procope divenne il salotto degli artisti e dei rivoluzionari. Voltaire, Balzac, Hugo, Robespierre, Diderot, D’Alembert, Napoleone, Franklin: tutti passarono da lì. Si racconta che sulle sue tovagliette siano nati i primi frammenti dell’Encyclopédie. E mentre Parigi si accendeva di idee, Procopio serviva granite, sorbetti, cioccolate, bevande alla cannella e al limone, e le prime vere creme di gelato.

Il suo talento non passò inosservato. Nel 1694 Luigi XIV – il Re Sole – gli concesse la prima “patente” ufficiale di gelataio, garantendogli il monopolio del gelato a Parigi. Un riconoscimento straordinario per un giovane partito dalla Sicilia con una macchinetta a manovella e un’intuizione geniale.

Procopio si sposò tre volte, ebbe tredici figli e lasciò loro un’eredità fatta di ricette, ingegno e spirito imprenditoriale. Ritiratosi nel 1717, continuò a inventare e perfezionare fino alla morte, avvenuta nel 1727, il giorno dopo il suo 76° compleanno, nella sua casa sul Boulevard Saint-Germain.

La sua storia è la prova che la creatività siciliana non conosce confini. Dalla neve dell’Etna ai boulevard parigini, Procopio portò nel mondo un’idea semplice e rivoluzionaria: trasformare un prodotto della natura in un’arte. E quell’arte, ancora oggi, si chiama gelato.

Micio Tempio, il poeta che fece parlare la Sicilia senza veli

Ricordo del poeta catanese nel 205° anniversario della sua morte

Nel panorama letterario siciliano tra Sette e Ottocento, poche figure risultano luminose, scandalose e modernissime allo stesso tempo come Domenico “Micio” Tempio (22 agosto 1750 – 4 febbraio 1821). A poco più di due secoli dalla sua morte, la sua voce continua a sorprendere per libertà, ironia e potenza linguistica: un autore che non si è mai piegato ai moralismi del suo tempo e che ha usato la lingua siciliana per raccontare il mondo senza filtri.

Nato a Catania, da Giuseppe (mercante di legna) e Apollonia Arcidiacono, Tempio si formò sui classici latini e italiani e usò il siciliano come strumento di satira politica, di denuncia sociale e di libertà erotica, anticipando temi che la letteratura italiana avrebbe affrontato solo molto più tardi.

Il suo capolavoro è “La Caristia”, un poema di venti canti, feroce e lucidissimo, sulla carestia che colpì Catania nel 1797–98 e sulla sommossa popolare che ne seguì. In quelle pagine, Tempio smaschera speculatori, nobili avidi, religiosi corrotti e amministratori incapaci. È un affresco sociale di straordinaria attualità, in cui la fame diventa lente per osservare le ingiustizie strutturali della società siciliana dell’epoca. La lingua è tagliente, musicale, ricca di immagini popolari: un documento storico e letterario insieme.

Altro poemetto rilevante è “Lu veru piaciri” che inizia così, con un proemio che fa satira su quello tassiano de “La Gerusalemme Liberata”:

Non cantu l’armi, li lassamu stari
in manu di li Vappi e Spataccini.
Chi gustu bruttu è chistu di cantari
straggi, sbudiddamenti, ammazzatini!
Lu sulu dirlu già mi fa trimari
lu piddizzuni, e s’aprinu li rini.
Fora di mia li truci oggetti e l’iri;
amu la Paci e cantu lu Piaciri.

Accanto alla produzione civile, Tempio coltivò un filone che gli costò censura, ostracismo e una lunga damnatio memoriae: le poesie erotiche. Testi espliciti, comici, vitali, che circolavano in manoscritti clandestini e che per decenni furono considerati “osceni”. Oggi, invece, dopo essere stampate postume, sono studiati come testimonianza antropologica e come esempio altissimo di libertà espressiva. In quelle pagine, Tempio non celebra solo il corpo: celebra la vita, la natura, la gioia, la fragilità umana. E lo fa con una lingua siciliana piena, viva, capace di passare dal riso alla malinconia in un solo verso.

La sua opera, per lungo tempo dimenticata, è stata riscoperta nel Novecento. Oggi Micio Tempio appare come un autore sorprendentemente moderno: un poeta che non teme di denunciare il potere, che difende la dignità dei più deboli, che usa l’ironia come arma politica e che rivendica la libertà del corpo e della parola.

In quest’epoca in cui la Sicilia sta riscoprendo la propria identità linguistica e culturale, Tempio torna a essere un punto di riferimento imprescindibile. Non solo per la sua maestria poetica, ma per il suo coraggio: quello di dire la verità senza veli, di ridere dei potenti, di raccontare la vita com’è davvero. La sua lezione, oggi più che mai, rimane intatta: la lingua siciliana non è un residuo folklorico, ma uno strumento potente di pensiero, di critica, di satira e di poesia.

Riccardo Rossi

Matrimonio per sempre

Palermo 01.09.2025

https://www.laltroparlante.it/author/riccardo-rossi

2 min. read

Gaetano Guagliardo è un uomo di 49 anni di Misilmeri (Pa), piccolo commerciante, padre di due magnifiche figlie, che vive la sua separazione coniugale come un grande progetto di Dio.

Caro Gaetano ma tutta questa fede da dove ti arriva?

La forza me la dà Gesù, che nel libro di libro di Cielo, volume 28, del 12 marzo 1930 (vergato dalla Serva di Dio Luisa Piccarreta) dice: “Un sacrificio prolisso e continuo possiede tale attrattiva e forza rapitrice verso l’Ente Supremo, che lo fanno determinare beni grandi.”

Per me un sacrificio prolisso è portare avanti la famiglia svolgendo le mansioni sia di padre, sia di madre. Ci sono quei momenti, quelle giornate in cui questo carico diventa pesante e trovo sollievo leggendo la Bibbia e i volumi di Libro di Cielo.

Come mai non ti cerchi un’altra compagna? 

È pur vero che una compagna mi potrebbe dare un aiuto nel portare avanti la famiglia, ma sicuramente nascerebbero incomprensioni e gelosie con i figli. Io non lo farei mai, perché mi fido di Dio e credo fermamente nel sacramento del matrimonio, perché Gesù ha detto nel Vangelo Mt 19,6: “Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”.

Nella vita di tutti i giorni come ti aiutano questi eccessi di amore di Gesù, contenuti nei volumi di libro di Cielo?

Mi aiutano tantissimo perché durante l’arco della giornata sono chiamato a fare tantissime cose, fra cui leggere con fede questi libri, organizzare cenacoli di preghiera, il lavoro, la cura delle figlie e tutte le attività di gestire una casa. Tutto questo riesco a svolgerlo, perché in ogni gesto chiamo Gesù e quindi posso compiere tutto con gioia e serenità. Con questi scritti ho scoperto maggiormente l’amore di Dio presente in ogni cosa creata. E già di buon mattino, osservando l’alba, il cielo, gli uccelli che svolazzano e che cantano, mi sento amato da Dio.

Gli scritti di Cielo hanno cambiato il tuo rapporto con gli altri?

Sicuramente mi hanno cambiato in meglio, perché mi hanno portato a guardare gli altri con gli occhi di Gesù. Gli atteggiamenti di quelle persone che ritenevo antipatiche, scorbutiche, comprendo adesso che sono causati da ferite che hanno ricevuto nella loro vita, quindi il mio approccio nei loro confronti è più compassionevole. Certe volte, nel lavoro, servendo i clienti – Gaetano ha un negozio di frutta e verdura – riesco a strappare un sorriso alle persone più cupe. Oppure con i dipendenti, se in alcune giornate sbagliano alcuni servizi, mentre prima mi innervosivo e li rimproveravo, oggi con calma e pazienza cerco di capire se hanno qualche pensiero che li turba e che li distrae dal lavoro. Posso testimoniare che il cambiamento fondamentale sta nell’andare in profondità nelle cose e di non fermarsi alle apparenze.

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