Enciclica “Casti Connubii” del Sommo Pontefice Pio XI, 31 dicembre 1930
Rispetto poi alla preparazione prossima di un buon matrimonio è di somma importanza la diligenza nella scelta del coniuge; da essa infatti dipende molto la felicità o l’infelicità futura del matrimonio, potendo l’un coniuge essere all’altro di grande aiuto a condurre nello stato coniugale una vita cristiana, oppure di grande pericolo ed impedimento. Affinché dunque non abbia per tutta la loro vita da scontare la pena di una scelta inconsiderata, chi desidera sposarsi sottoponga a matura deliberazione la scelta della persona con la quale dovrà poi sempre vivere; ed in siffatta decisione abbia anzitutto riguardo a Dio ed alla vera religione di Cristo […]. Implori con fervore il divino aiuto, perché possa scegliere secondo la cristiana prudenza, e non già spinto dal cieco e indomito impeto della passione, o dal mero desiderio di lucro […].
L’esame di “Grazia” (un corso di dogmatica) lo feci con un docente diverso da quello che tenne le lezioni durante il semestre. Questi veniva a Cagliari niente meno che da Milano per fare le sue ore di lezione un paio di giorni la settimana. Con tutti i crismi richiesti a docenti di sistematica, teneva delle lezioni alle quali assistevo in religioso silenzio senza capire un “h” di tutto ciò che andava sciorinando. Una digressione in particolare però la ricordo, quando volle esprimersi in soldoni per illustrare i comuni ragionamenti di una mente a livello zero. Spiegava il professore che un’ottica mondana (e pagana) – ignorante per definizione – riduce la vita di grazia a un meccanismo simile al favore degli Dei, ovvero alla fortuna che ci dona la Dea bendata. La mattina mi alzo e trovo i semafori verdi per arrivare puntuale a lavoro, lì però si scarica la penna, dopo trovo dei soldi per terra, più tardi inciampo su una buccia di banana; pare che Dio alterni benedizioni a punizioni… Ma davvero l’onnipotenza di Dio si manifesta in tutto e in modo così ingerente nell’arco della giornata? Non dovremmo forse considerare meglio la nostra libertà e l’opera di Dio? Altrimenti ci troveremo a vivere a tentoni, o per colpi di fortuna, o con un destino scritto non so dove…
La casualità con cui si inciampa su una buccia di banana, non è equiparabile all’errore commesso sbagliando la persona con cui sposarsi. Tale scelta è frutto di un lungo esercizio di intelletto che giudica la realtà e discerne il bene, che la volontà si applicherà a perseguire. Le evidenze della realtà mettono in luce gli oggetti del giudizio, che non può essere distorto da nessuna “misericordia”. La compassione per l’imperfezione altrui non è stoltezza, perché riconosce il dato di fatto, seppure non infierisce. Se noto che il mio promesso sposo ha tendenze violente, posso provare con carità ad aiutarlo per cambiare, ma davanti all’insuccesso, sono sicuro di sposarmelo? Nella vita ci sono afflizioni che si scoprono e tribolazioni che ci procuriamo volontariamente, con la nostra propria stoltezza. Inaspettatamente può essere diagnosticata la sclerosi multipla o la SLA, oppure può venire la cirrosi epatica e un cancro ai polmoni dopo anni di alcol e sigarette giornaliere; sono situazioni diverse in virtù della responsabilità umana che le causa. E chi è causa del suo mal pianga sé stesso, diceva il Divin Cantore al XXIX dell’Inferno: «credo ch’un spirto del mio sangue pianga la colpa che là giù cotanto costa». Puoi decidere caparbiamente di sposare la persona che tanto ha detto e fatto per dimostrare ciò che è, senza però lamentarti quando ti troverai a tirare innanzi campando di mese in mese, vivendo giorno per giorno un presente di cui non si scorge il futuro… Ai tuoi figli magari leggerai qualche pagina della Bibbia rivisitata all’uopo.


