Appunti ignaziani – tentazione

Alcune regole per il “discernimento degli spiriti” dagli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola


326 – SIMILMENTE SI COMPORTA COME UN SEDUTTORE. EGLI DOMANDA IL SEGRETO E NULLA TEME COME DI ESSERE SCOPERTO; PERCHÉ IL SEDUTTORE CHE, PARLANDO CON CATTIVA INTENZIONE, ADESCA LA FIGLIA DI UN BUON PADRE O LA MOGLIE DI UN BUON MARITO, CHIEDE CHE LE SUE PAROLE E SUASIONI RESTINO SEGRETE. AL CONTRARIO, GLI DISPIACE ASSAI QUANDO LA FIGLIA AL PADRE O LA MOGLIE AL MARITO RIVELA LE SUE FALSE PAROLE E LA SUA DEPRAVATA INTENZIONE, PERCHÉ FACILMENTE SI AVVEDE CHE NON POTRÀ RIUSCIRE NELL’IMPRESA COMINCIATA. ALLA STESSA MANIERA, QUANDO IL NEMICO DELLA NATURA UMANA VUOLE INGANNARE CON LE SUE ASTUZIE E SUASIONI L’ANIMA GIUSTA, DESIDERA E VUOLE CHE SIANO RICEVUTE E TENUTE IN SEGRETO. MA QUANDO L’ANIMA SCOPRE TUTTO A UN BUON CONFESSORE O AD ALTRA PERSONA SPIRITUALE CHE CONOSCA GL’INGANNI E LE MALIZIE DEL NEMICO, MOLTO GLI PESA; PERCHÉ SA CHE NON POTRÀ RIUSCIRE NELLA MALVAGITÀ CHE AVEVA COMINCIATA, ESSENDO STATI SCOPERTI E MANIFESTATI I SUOI INGANNI.

Se non fosse falso non sarebbe un buon seduttore. Se fosse trasparente non sarebbe falso. Caratteristica propria dell’inganno è la paura di giocare a carte scoperte, di uscire alla luce del sole. Come tutti gli adescatori hanno paura a che si renda pubblica la truffa, così il demonio non vuole che i plagi vengano riportati al confessore, al padre spirituale o a un uomo di Dio che riconosca le sue insidie.

Va detto che il confessore deve avere uno specifico attributo: sia santo. Intendendo con ciò che abbia un buon senso del giudizio e sia illuminato nel suo ufficio. Santa Teresa d’Avila soffrì molto a causa di confessori non illuminati e scrisse nell’autobiografia: «E’ importante che il direttore sia giudizioso, intendo dire che abbia capacità di giudizio, dell’esperienza; e se s questo aggiunge la santità, è perfetto… L’anima resti piuttosto senza direttore fino a che non ne abbia trovato uno con queste qualità». Santa Teresa fu molto confusa da confessori non competenti in teologia mistica. Venne poi rassicurata da dotti domenicani e gesuiti, che non erano suoi confessori, ma conoscevano la teologia mistica; le dissero che le sue estasi e visioni, le sue orazioni venivano da Dio.

Quando vi confessate siate impietosi verso voi stessi, un peccato non confessato non è perdonato. Non nascondete niente al vostro confessore o direttore spirituale, fosse anche un’occasione prossima di peccato: avete messo una scaletta per saltare il muro, la chiamate tutte le sere, tenete una ciocca dei suoi capelli, avete una sua foto nel comodino; per cose del genere si sono perse vocazioni.

327 – SIMILMENTE IL DEMONIO SI COMPORTA COME UN CAPOBANDA, CHE SPERA DI VINCERE E DERUBARE QUELLO CHE DESIDERA. INFATTI AGISCE COME UN CAPITANO E CAPO D’ESERCITO, CHE PIANTANDO IL SUO ACCAMPAMENTO E OSSERVANDO LE FORZE O DISPOSIZIONE DI UN CASTELLO, LO ASSALE DALLA PARTE PIÙ DEBOLE. ALLO STESSO MODO IL NEMICO DELLA NATURA UMANA, GIRANDOCI ATTORNO INCESSANTEMENTE, OSSERVA DA OGNI PARTE CIASCUNA DELLE NOSTRE VIRTÙ TEOLOGALI, CARDINALI E MORALI; E QUANDO HA SCOPERTO IN NOI IL LATO PIÙ DEBOLE E MENO PROTETTO DALLE ARMI DELLA SALVEZZA, LA CI ATTACCA E CERCA DI RIPORTARE SU DI NOI COMPLETA VITTORIA.

Abbiamo quindi la riconferma di come il demonio faccia leva sui nostri peccati veniali abituali. Siamo minati innanzitutto nei nostri tipici punti deboli. Il principio della degenerazione parte proprio dalle nostre solite imprudenze: amate la tavola, vi piace bere, siete pigri, leggete qualsiasi cosa, non badate a chi frequentate… Possiamo anche avere qualità e virtù non comuni, ma basta un piccolo difetto trascurato per mandare tutto all’aria. Capita spesso, ad esempio, di essere suscettibili o permalosi e, così, non sopportare i moniti e i richiami dei superiori. Quando questi arrivano, a torto o a ragione, c’è chi non li sopporta e abbandona perfino una comunità. Non solo difficoltà grandi, sono lievi disordini eppure è una rovina, quando peraltro si riuscirebbe a fare sacrifici molto maggiori di una piccola rassegnazione.

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