Fin dall’indulto di “Agatha Cristie” e ancor di più in seguito al Summorum Pontificum, nel mondo anglosassone il “bi-ritualismo” è la norma: nelle medesime chiese, gli stessi sacerdoti a orari diversi celebrano vetus e novus ordo. Per di più anche nella liturgia riformata si conservano elementi dell’usus antiquior, come l’orientamento, la lingua sacra, i paramenti, la comunione in ginocchio e sulla lingua… Tale realtà rappresenta la piena realizzazione dell’ottica di Benedetto XVI che parlava di forma ordinaria ed extra-ordinaria del medesimo rito romano latino.
le disposizioni del vescovo e la reazione dei fedeli
Nella Carolina del Nord (USA) questo stato delle cose non è gradito al nuovo vescovo diocesano Michael Thomas Martin (O.F.M. Conv.), insediatosi in maggio 2024. Il 17 dicembre 2025 ha messo nero su bianco i suoi personali orientamenti nella lettera pastorale in cui chiede di vietare inginocchiatoi e balaustre durante la liturgia, disponendo la rimozione (dal 16/01/26) in modo tale che si debba ricevere la comunione in piedi. Sacerdoti del presbiterio diocesano hanno poi raccontato altre “indicazioni” date a voce, come non mettere la stola sotto la casula o, se c’è caldo, fare a meno della casula.
La crisi si è palesata quando il 5 gennaio 2026 trentuno sacerdoti (circa un quarto del clero diocesano) hanno presentato dei dubia al Dicastero per i Testi Legislativi, chiedendo se un vescovo diocesano abbia davvero l’autorità di proibire pratiche consentite dal diritto universale. Come ha osservato il canonista p. Gerald Murray, si tratta di un legittimo appello nell’ordinamento giuridico della Chiesa; mentre p. Pius Pietrzyk OP, canonista a Washington DC, ha messo in dubbio che la lettera pastorale abbia forza di legge vincolante.
Il malcontento diffuso tra i laici ha trovato come portavoce un padre di famiglia che, a Messa presso la Our Lady of Grace Church di Greensboro, insieme alla moglie incinta e tre figli, ha continuato ad avvicinarsi alla Santa Comunione come aveva fatto per anni, se non che il 30 aprile, il 10 maggio e il 17 maggio 2026, per tre volte si sono visti negare la comunione sacramentale. Il laico allora ha voluto reclamare rivolgendosi direttamente al vescovo e poi procedere con un ricorso gerarchico al Dicastero del Culto Divino e Disciplina dei Sacramenti (il 20 giugno 2026), dal quale si attende il responso.
La Comunione negli USA
Nei documenti del Concilio Vaticano II non si trovano prescrizioni relative al modo di ricevere la Comunione. Tuttavia, alla fine degli anni Sessanta, sacerdoti e comunità di alcune parti d’Europa cominciarono spontaneamente a praticare la Comunione sulla mano, senza l’autorizzazione del Vaticano. Per affrontare questa pratica non autorizzata, che si stava diffondendo, Papa Paolo VI sottopose ai vescovi di tutto il mondo un sondaggio, per verificare se fosse opportuno modificare la disciplina universale. La stragrande maggioranza dei vescovi di tutto il mondo votò per mantenere la pratica tradizionale di ricevere la Comunione esclusivamente sulla lingua. Questa rimase quindi la modalità ordinaria, ma il Vaticano introdusse una possibilità chiamata indulto. Se i due terzi dei vescovi di un determinato Paese avessero votato a favore del cambiamento di questa modalità ordinaria, essi sarebbero stati liberi di adottarla.
Negli Stati Uniti, la proposta di modificare la modalità ordinaria, consentendo di ricevere la Comunione sulla mano, fu respinta sia nel 1975 sia nel 1976. Ma nel 1977 tutto cambiò. Si tenne una riunione presieduta dal presidente uscente dei vescovi, l’arcivescovo Joseph Bernardin, il quale promosse una votazione che, ancora una volta, non raggiunse la maggioranza necessaria. Ma questo non lo scoraggi. Per colmare la differenza, Bernardin adottò una strategia: rintracciò e consultò i vescovi assenti o in pensione che avevano diritto di voto, ma che non erano presenti all’assemblea. Raccogliendo questi voti aggiuntivi, la Conferenza riuscì a superare la soglia dei due terzi. Il Vaticano confermò ufficialmente l’indulto americano nel giugno dello stesso anno. Una volta che questa nuova disposizione fu introdotta nei materiali didattici per il RCIA (Rite of Christian Initiation of Adults, Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti), non passò molto tempo prima che venisse adottata dalle parrocchie di tutto il Paese.
sul modo di comunicarsi:
Il ricorso dei fedeli alla Santa Sede si inserisce nel contesto di crescente tensione data dalla zelante applicazione del motu proprio Traditionis Custodes, per cui a maggio 2025 il vescovo ha ridotto i luoghi di celebrazione della Messa tridentina, da quattro, a una sola unica cappella in tutta la diocesi. Senza parlare delle distanze da coprire, il luogo ha capienza sufficiente a neanche un terzo dei fedeli interessati.
In realtà non si tratta solo di una questione TLM–Novus Ordo. Le percezioni iniziali secondo cui il vescovo Michael Martin semplicemente non gradisse la Messa tradizionale latina avevano portato molti sacerdoti a rispondere con obbedienza e pazienza. Poi sono seguite ulteriori pretese. La rimozione del suono delle campanelle, l’eliminazione della preghiera a San Michele, commenti sulle donne che indossano il velo, la critica a chi si inginocchia davanti al Santissimo Sacramento. (Jason Murphy, coordinatore di lunga data della “Catholic Men’s Conference of the Carolinas“)
recenti sviluppi:
Intanto la concorrenza…
Proprio in Carolina del Nord è presente fin dal 1981 la Fraternità Sacerdotale di San Pio X che il 13 luglio 2026 ha stipulato l’acquisto di 26 acri di terreno (per l’importo di 2mln800mila dollari) ove ha in progetto di edificare un complesso residenziale per religiosi e laici, con istituti di formazione e annesso cimitero. I fedeli della Chiesa Cattolica troveranno senza limiti presso i lefebvriani tutta la liturgia tradizionale, dalla Messa ai sacramenti, inclusa l’iniziazione cristiana per le famiglie con bambini. Tenendo fermo il principio suprema lex salus animarum rimane da capire come il vescovo Martin promuova il bene delle anime e l’unità della Chiesa.


