A cura di Don Antonio Mancuso
Lit. Venerdì – VI TP A
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 16,20-23
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
Parola del Signore
Se la rendiamo feconda, la sofferenza acquista un altro senso e la si può abitare, vivere, attraversare facilmente.
Spesso, infatti, è il non riuscire ad andare oltre al momento presente che ci impedisce di attraversarlo e viverlo in pace. Insomma, se quando soffriamo, ci fermiamo solo al momento della sofferenza, senza vederne via di uscita ma fermandoci solo all’assurdità, all’ingiustizia, al controsenso di quello che stiamo vivendo, rischiamo di bloccarci… rischiamo di rovinarci la vita.
Gesù ci invita ad andare oltre… ad andare sempre oltre. Ci insegna a credere che la sofferenza non è l’ultima parola della nostra vita… che, anche quando non sembra, c’è sempre un oltre.
Non è semplice, assolutamente, ma è proprio il centro della nostra fede. Vivere la nostra vita come una gravidanza… e come ogni gravidanza… ci saranno i momenti di nausea… i momenti delle piccole sofferenze… i momenti di grandi gioie… e i momenti delle doglie. Insomma, nell’esempio della gravidanza c’è tutto… soprattutto la fine lieta … e noi siamo nati per avere, nonostante tutte le difficoltà, una lieta fine!
Non smettere mai di credere ad un lieto fine!
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