Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti รจ capo della moglie, come anche Cristo รจ capo della Chiesa, lui che รจ il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, cosรฌ anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia nรฉ ruga o alcunchรฉ di simile, ma santa e immacolata. Cosรฌ anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perchรฉ chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poichรฉ siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerร suo padre e sua madre e si unirร alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero รจ grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito.
Non sono i pensieri di qualche poeta/filosofo, รจ lโinsegnamento di Gesรน che San Paolo cerca di spiegare agli efesini esortandoli: camminate nella caritร nel modo in cui anche Cristo ci ha amati (Ef 5,2). Lo dice anche a noi oggi, perchรฉ il Vangelo non si puรฒ comprendere secondo gli stereotipi del mondo che non crede nelle virtรน di umiltร e obbedienza incarnate da Cristo. Gesรน ha fatto il falegname, ma possiamo ragionevolmente credere che abbia fatto anche le pulizie, i piatti e il bucato.
Cristo ha compiuto un atto di umiltร quando ha obbedito alla volontร del Padre dando la vita in croce. San Paolo sta dicendo che il marito deve amare la moglie in questo modo come Cristo ha amato la Chiesa dando sรฉ stesso per lei (Ef 5,25). Come ricambia la sposa? In un modo che ci suona male: Sottomessi gli uni agli altri (Ef 5,21; 1Pt 5,5).
La vulgata del mondo cosa predica? Emancipazione da ogni schema, diritto di fare tutto ciรฒ che credo sia giusto, appiattimento delle differenze e confusione dei ruoli. Al punto tale che gli extra-terresti oggi sono gli sposi cristiani, non sono i travestiti che reclamano diritti civili. Da quando il peccato originale ha sconquassato lโordine della creazione si ha il mondo โsotto-sopraโ. La disobbedienza dei progenitori รจ la stessa ribellione contro Dio che si protrae nel tempo.
Agli efesini San Paolo cita parole del primo libro della Bibbia, la Genesi che presenta il racconto della creazione: i due diventeranno una sola carne (Gn 2,24). Lo ripete ancora Gesรน nel Vangelo per ribadire lโindissolubilitร del vincolo coniugale: non cโรจ giudice, parlamento, sindaco piรน importante di Dio. Ripudiare il coniuge con il korban che diceva il libro del Deuteronomio, per Gesรน รจ una pratica che non risponde a caritร : liquidare la moglie che contravviene a norme inventate dagli uomini. Noi osserviamo il comandamento dellโamore nella buona e nella cattiva sorte, quando va tutto bene e quando no, perchรฉ รจ un impegno che richiede buona volontร con lโaiuto della grazia di Cristo.
Lo sviluppo raggiunto dallโuomo nel terzo millennio vede lโingegneria civile impegnata ad estendere la fibra ottica e il gas cittadino. Ai tempi di Gesรน il progresso era a un livello ancora basilare. Nellโantica Roma lโinnovazione urbanistica vide anzitutto la strutturazione della rete fognaria. Comprendiamo lโimportanza delle fogne, se consideriamo nellโigiene pubblica lโusanza di defenestrare i liquami domestici sulle strade. La condotta fognaria fu unโimportante opera pubblica, dai romani chiamata cloaca massima (โla fogna piรน grandeโ), scavata nel sottosuolo per tenere sana la superficie esterna abitata. La feccia era tanta che a Roma vi erano pubbliche latrine gestite da privati, ai quali lโimperatore Vespasiano pensรฒ di imporre una tassa (la centesima venalium, sullโurina raccolta); rimase proverbiale la risposta data al figlio Tito: ยซpecunia non oletยป.
Parlando al mondo occidentale San Paolo, invece di dire ยซnoi siamo il regnoยป, dirร ยซnoi siamo membra del corpo di Cristoยป (1 Cor 12,27), perchรฉ la categoria di โregnoโ, comprensibile alla concezione semitica, non andava bene per quelli che venivano dal paganesimo (repubblica e impero), mentre le categorie di ยซcapoยป e ยซcorpoยป sono accessibili a tutti. Sentendo nominare il โcorpo mistico di Cristoโ viene inevitabilmente in mente San Paolo che ne ha utilizzato lโimmagine. Tuttavia il corpo mistico di Cristo non fu una figura letteraria di sua invenzione, in quanto realtร espressa a chiare lettere dallo stesso Gesรน Cristo. Nellโofferta del pane e del vino che divengono il suo Corpo e il suo Sangue (eucarestia) Gesรน simboleggia lโofferta di tutto se stesso. Ma in riferimento al โcorpo misticoโ cโรจ unโaltra affermazione ancora piรน significativa: ยซDistruggete questo tempio e in tre giorni lo farรฒ risorgereยป. Gli dissero allora i Giudei: ยซQuesto tempio รจ stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?ยป. Ma egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2,19-21). Gesรน identificava il suo corpo come il nuovo โtempioโ. Il Tempio di Gerusalemme, centro della religione ebraica, non aveva piรน ragione di esistere, lasciando il posto a un nuovo tempio, formato dallโinsieme dei credenti che costituiscono il suo corpo mistico: anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale (1 Pt 2,5). La lettera apocrifa di San Giuda Apostolo dice pure: Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo (versetto 20). La Chiesa intesa come comunitร dei credenti rappresenta il nuovo corpo di Cristo, non piรน carnale e materiale, ma inteso nel senso mistico proprio dello Spirito. ร lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri (Ef 4,11), ognuno rappresenta un membro del corpo mistico al quale รจ data una manifestazione particolare dello Spiritoper lโutilitร comune (โฆ) Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, cosรฌ anche Cristo (1 Cor 12,7.12). Come sappiamo, San Paolo specifica pure che Cristo รจ il capo del corpo che รจ la Chiesa (Col 1,18) e in lui verrร tutto โricapitolatoโ alla fine dei tempi. In greco il termine ricapitolazione (anakefalaiosis) contiene appunto in sรฉ la radice di testa, capo (kefalรฉ) del corpo di cui noi siamo le membra.
Un corpo per le sue funzioni fisiologiche produce materie di scarto, sostanze rifiutate perchรฉ nocive allโorganismo. Nellโalimentazione assumiamo una gran quantitร di sostanze che il processo digestivo demolisce, seleziona e assimila o rifiuta. Lโespulsione degli escrementi consente al corpo di non avvelenarsi. Quando in noi non funzionano le membra preposte ad โandare di corpoโ, ci preoccupiamo di assumere alimenti che aiutino la naturale funzione lassativa. Un corpo che non รจ capace di purgarsi degli elementi insani รจ destinato ad autoavvelenarsi.
Nรจ vi cada giammai in pensiero, che per la vostra partenza dalla Congregazione sia essa per patirne, perchรฉ forse avete dei grandi talenti, o almeno vi pensate di averli; o perchรฉ avete acquistato un gran credito appresso la Nobiltร , ed il Popolo; o perchรฉ pagate una piรน pingue pensione degli altri: dove anzi colla partenza di un Soggetto instabile la Congregazione si purga, e potrร dire ciรฒ, che disse Cristo allโingrato Apostolo Giuda: โCum ergo exiisset (Judas), dixit Jesus: Nunc clarificatus est Filius hominus: et Deus clarificatus est in eoโ [Quandโegli fu uscito, Gesรน disse: ยซOra il Figlio dellโuomo รจ stato glorificato, e anche Dio รจ stato glorificato in luiยป (Gv 13,31)] (Opera postuma dโun prete dellโOratorio di Savigliano, โPregi della Congregazione dellโOratorioโ, Tipografia Andrea Santini e figlio, Venezia 1826, tomo II, p. 280)
ร rimasto celebre e forse il piรน popolare di tutti, quel detto di San Filippo che lui rivolgeva ai bambini: ยซState buoni, se poteteยป. San Filippo โpregavaโ i pargoli che, se e per quanto gli fosse stato possibile, restassero buoni. In gruppo e in momenti ludici erano evidentemente piuttosto discoli, non mancavano certo di brio, con la vivacitร propria dellโinfanzia. Crescendo in etร la mente matura in modo da quietare quei bollenti spiriti, fino ad essere soppressi dalla serietร , il lavoro, le responsabilitร , ecc. Il peso del vivere lascia poco spazio alla spensieratezza e giocositร dellโinfanzia. Il santo della gioia cristiana che conservรฒ lโeterna giovinezza dellโhomo ludens, in etร adulta rappresenterebbe allora un modello di pagliaccio?
Leggendo la Sacra Scrittura scopriamo se la gioia riguardi solo il buon umore di Filippo Neri oppure tutta la vita cristiana. Nella lettera di San Paolo ai filippesi lโinvito alla gioia รจ coniugato col verbo allโimperativo, ossia un comando: Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi (Fil 4,4). La gioia รจ โnel Signoreโ, cioรจ viene dallโalto, sgorga dallโessere in Cristo; la gioia รจ continua e resiste sempre alla tristezza; la gioia รจ legata alla caritร , poichรฉ si esprime con benevolenza e porta pace al prossimo; infine la gioia ha un orizzonte escatologico. Lโapostolo mette pure in guardia dalla tristezza che demoralizza nella lotta cristiana e, vedendo tutto cupo, esprime ingratitudine a Dio.
Specificando meglio lโaspetto psicologico, come si descrive la gioia di cui parla San Paolo? Usando una terminologia oggi desueta potremmo distinguere gioia โinternaโ ed โesternaโ. La prima รจ una disposizione dellโanimo alla pace, che dร serenitร anche nelle avversitร ; la gioia in San Filippo รจ inscindibilmente legata alla grazia poichรฉ, non solo condizione indispensabile per il gaudio interiore รจ essere riconciliati con Dio e i fratelli, ma solo dalla grazia puรฒ venire la consolazione spirituale. La gioia esterna sarebbe quella che si manifesta esteriormente come allegria, ilaritร ; essa viene in conseguenza della gioia interna, senza la quale sarebbe solo gioconditร baggiana, vivacitร balorda, esuberanza farlocca: la gioia dร contenuto al giubilo.
Solo di qui possiamo comprendere le profonde radici del gusto filippino per la festositร e la burla, tipico di chi sa cogliere la giusta misura dellโesistenza umana e di chi, alieno da forme di rigiditร difensiva o da una certa spensierata mediocritร , si รจ lasciato plasmare dallโinsondabile ricchezza dellโannuncio cristiano. Il chรฉ viene espressamente colto nel Dialogo Philippus sive de christiana laetitia, laddove lโautore, Agostino Valier, fa dire al Santo: โLa gioia vera e intima รจ dono di Dio, effetto della buona coscienza, del disprezzo delle vanitร esteriori, della contemplazione delle altissime veritร โ. La gioia di Filippo รจ gioia โcredutaโ perchรฉ infusa dallo Spirito, ed esige pertanto umiltร e rendimento di grazie. Lungi dal riso sardonico o dallโesaltazione psicologica, si configura quale vero e proprio bene โdi fedeโ, nonchรฉ acutissima penetrazione del senso profondo del Vangelo (euaggelion: buona, festosa notizia). Del tradizionale trinomio cristiano โabnegazione-rinuncia-distaccoโ, Filippo suggerisce la mรจta, che possiamo ben esprimere con le parole che Virgilio rivolge a Dante: โ[โฆ] perchรฉ non sali il dilettoso monte / chโรจ principio รจ cagion di tutta gioia?โ (Inf. I, 77-78). (Simone Raponi, Pazzo di Dio, Ed. Tau, Todi, 2016, pp. 13-14)
Ora pare piuttosto fuori luogo pensare che San Paolo ridotto in catene, detenuto in ambienti malsani e affamato, potesse prorompere in manifestazioni di giubilo. Gli unici spettacoli circensi erano al momento del martirio e divertivano tutti meno che il cristiano condannato a morte. Dunque รจ possibile la gioia, la letizia di spirito, rallegrarsi spiritualmente, senza per forza esprimere particolari comportamenti di gaiezza. Questo aspetto si ritrova chiaramente in San Paolo, ma meno in San Filippo. Talvolta padre Filippo si dava a vedere in modo volutamente buffo, lo stile scanzonato fu un tratto manifesto in diverse circostanze pubbliche, perfino in chiesaโฆ
Lโimperativo dellโumiltร intellettuale appare inscindibilmente legato al copione dellโineptus e del fatus, che il nostro Santo ama recitare. La dissimulatio ascetica di questโuomo โal limite ed oltre il limiteโ โ come lo definisce H.U. von Balthasar โ รจ finalizzata allโoccultamento della propria elevazione spirituale. Ma piรน egli tenta di eclissarla con tali mascheramenti mortificanti, piรน essa si manifesta sul palcoscenico urbano (Ibidem)
Lo sguardo superficiale degli astanti non coglieva il perchรฉ di certuni atteggiamenti: lโautoironia come esercizio di modestia per nascondere la sua santitร agli occhi degli altri, per vivere la religiositร con umiltร , per relazioni senza formalismo, per vincere certo clericalismo. San Filippo arrivava a ridicolizzarsi ed essere deriso per mortificare il proprio io, segno di ironia santa e non gioiosa insensatezza; il suo brio non scade mai in frivolezza e la burla in sgarbatezza.
La briosa allegrezza di Filippo, nutrita dalla lettura dei celebri โMotti e facezie del Piovano Arlottoโ, rappresenta la dimostrazione pratica della veritร dellโamore vittorioso e beatificante di Cristo, riverberata in innumerevoli episodi divertenti, che costellano la sua vita. Non si prende troppo sul serio chi fa di tutto per scostare lโattenzione da sรฉ, nel momento in cui si comincia a stimarlo come santo. Tenta in tutti i modi di attirarsi la derisione, quando lo vediamo andare in giro con le candide pantofole papali regalategli da Pio V, oppure con indosso unโoriginale giubba di pelle di volpe, per ricevere illustri personaggi. Stessa intenzione nel mostrarsi in pubblico, saltellando con mezza barba tagliata. Ma il suo spernere se sperni (disprezzare di essere disprezzato) egli lo estende anche ai suoi discepoli, allorchรฉ comanda a un Antonio Gallonio di togliersi la tonaca e mostrare a tutti le brache lise e rattoppate; ordina a un Nicolรฒ Gigli di bere a garganella in presenza di altre personalitร ; o impone a un Pietro Consolini di non ringraziare il cardinale Federico Borromeo per avere favorito la propria ordinazione a suddiacono. Non รจ quindi difficile avvertire la forza dei colpi inferti dal Santo alla durezza della seriositร , della vanitร e dellโamor proprio. Egli insegna in proposito che โtutta lโimportanza della vita cristiana consiste nel mortificare la razionaleโ, cioรจ nel ridurre lโattaccamento superbo ai propri giudizi e la tendenza sregolata allโesaltazione dellโeccellenza di sรฉ. (Idem, op. cit., pp. 16-17)
Lasciando perdere la peculiaritร propria del buffone di Dio (la mortificazione con lโautoironia), possiamo dire che la letizia cristiana si raggiunga con la maturitร di fede capace di vivere secondo serena virtรน le tribolazioni, le sofferenze, le ingiustizie, il peso del proprio peccato, affinchรฉ conduca al ยซpregusto deโ paradisoยป, come recita il card. Agostino Valier nel โDialogo sulla gioia cristianaโ: ยซlโaccrescimento di essa fino a che diventerร eterna, anzi, gaudio senza fine nella patria celeste, perpetua dimora di tranquillitร e di paceยป.
La realizzazione massima del โbuon umoreโ che raggiungeremo nella felicitร celeste, รจ in qualche modo anticipata dalla gioia nella vita presente, pur segnata dalla sofferenza. In tal senso si coglie lโaccompagnamento della pazienza, altro frutto dello Spirito Santo. Paolo sopporta pazientemente le persecuzioni, in modo che trovi comunque gioia e non disperazione. La gioia si fonda nella fiducia in Dio, piรน grande dei problemi umani. ร questa una realtร che non si finisce mai di osservare per tutta la vita: lโallegria superficiale รจ aleatoria davanti al dolore. San Filippo facendo suo lโinsegnamento di San Paolo, potenzia la gioia finchรฉ si esprima in allegria e, mentre curava insolenza ed esuberanza dei bambini, cercava di comunicare la gioia rallegrando il prossimo: โstate allegri se poteteโ, anche quando non รจ facile.
Bisogna stare molto attenti nella allegrezza di non diventare dissoluto o dare in spirito buffonesco, perchรฉ questo rende la persona incapace di Spirito e spunta quel poco che cโรจ – San Filippo Neri
Quando i cristiani parlano di gioia, non deve essere confuso con un semplice sentimento di felicitร . I sentimenti sono fugaci e dipendono dalle circostanze del momento. La gioia cristiana รจ diversa. Non รจ temporaneo, ma permanente; si fonda non sulle circostanze, ma sulla certezza dell’amore di Dio, effuso gratuitamente sulla Croce, e messo in mostra agli occhi di tutti.(Paul Maria Mรผller O.P.)